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Calcio | venerdì 18 novembre 2016, 12:59

Stefano Borghi (Fox Sports) esalta il Toro: "Non deve porsi limiti"

Il telecronista di Fox Sports ha parlato della squadra granata, ma anche dell'ex juventino Morata: "Scegliere Mihajlovic è stata la mossa giusta, ma Ventura va ringraziato; da anni il Toro non aveva tanta qualità offensiva e Belotti è il miglior attaccante italiano; Morata? Sta facendo molto bene anche al Real e alla Juventus manca"

È in partenza per Madrid, dove commenterà per Fox Sports il derby tra Atlético e Real Madrid, in programma al Vicente Calderón sabato alle 20.45 (ovviamente in diretta televisiva su Fox Sports), ma Stefano Borghi ha trovato il tempo per una chiacchierata con noi sul Torino e sull’ex juventino Morata, oggi al Real Madrid.  

Ciao Stefano, il Torino sta rispettando secondo te le aspettative di inizio stagione?
«Direi di si, forse sta andando anche oltre le aspettative. In estate c’era la consapevolezza che il Toro avrebbe vissuto un profondo cambio di pelle, dopo cinque anni con Ventura, un allenatore molto diverso rispetto a Mihajlovic. C’erano grandi aspettative, quindi, ma anche molte incognite. Per questo motivo i risultati sono strepitosi, considerando anche gli infortuni subiti nella prima parte della stagione. Questi primi mesi di campionato confermano che dopo il ciclo di Ventura il Torino avesse bisogno di un allenatore come Sinisa, un motivatore, un uomo esperto e anche capacissimo tecnicamente, capace di dare una scossa al gruppo».    

Del Torino colpisce soprattutto la qualità offensiva.
«È veramente alta, forse la più grande quantità di qualità che il Toro abbia avuto negli ultimi anni. Mihajlovic ha un tridente ben confezionato, con tutti giocatori di valore internazionale, ma ha a disposizione anche delle alternative in grado di parlare la stessa lingua come Martinez, Boyé e Maxi Lopez. Ma oltre al tridente anche a centrocampo c’è grande qualità, con Baselli e Benassi, oltre che Valdifiori, un giocatore che a questa squadra mancava. Qualità a parte, devo dire che Mihajlovic è stato molto bravo nel farli rendere bene tutti fin da subito, una cosa non scontata».  

Insomma il Torino ha fatto bene ad affidarsi a Mihajlovic.
«C’era la chiara impressione che servisse un passo del genere. Nei confronti di Ventura c’era tanta critica, con alcune considerazioni figlie di memoria corta, perché il Toro dovrebbe dire soltanto grazie a Ventura, considerando dov’era la squadra quando la prese e dove l’ha portata. Era però chiaro che il ciclo fosse finito, serviva una figura diversa in grado di dare messaggi che andassero dritti al cuore dei tifosi granata. In questo senso Mihajlovic rappresentava la miglior scelta possibile».

L’uomo del momento in casa granata è il “Gallo” Belotti: si può dire che da anni il Toro non aveva un attaccante così forte?
«In realtà anche Immobile aveva questo tipo di fatturato offensivo, ma Belotti è ancor più da Toro, non soltanto perché è giovane e segna moltissimo, ma soprattutto perché è un centravanti classico, di quelli che soddisfano anche l’occhio del tifoso vintage, essendo un nove grosso fisicamente, che corre e fa a sportellate con gli avversari. Oggi è impressionante, dominante sotto ogni aspetto e anche in questo caso va dato merito a Ventura di avergli dato degli insegnamenti determinanti nella passata stagione. Credo che oggi sia il miglior attaccante italiano».    

Dove può arrivare questo Toro?
«Penso che anche in questo senso sia esatta la linea comunicativa di Mihajlovic. Il Toro non deve autolimitarsi, perché è una squadra forte e deve rendere per quello che vale. È giusto fissarsi un periodo di due anni per valutare realmente i risultati, perché in estate ci sono stati dei cambiamenti profondi nella squadra, ma in questa A costantemente livellata verso il basso, abbiamo una corsa europea nella quale può accadere di tutto. Questo Toro quindi non deve porsi limiti, perché ha tutte le armi per fare un buon campionato fino alla fine, ma dall’altra parte non deve mettersi addosso la pressione di arrivare al quinto posto già quest’anno. Certo, per fare in modo che questo progetto di due anni arrivi al traguardo, bisognerà poi far funzionare tutte le componenti, la società dovrà trovare il modo di trattenere tutti i big, compreso Hart che si è rivelato un grande acquisto. Per farlo dovrà creare un ambiente positivo e aiutare la squadra a ottenere risultati, anche con qualche investimento a gennaio, soprattutto nel reparto arretrato che va rinforzato».  

Attraversiamo il Po e passiamo sull'altra sponda della città. Sei in partenza per la Spagna, dove domani sera commenterai Atlético-Real, nel quale Morata non sarà in campo a causa di un infortunio, dopo un ottimo inizio di stagione. Secondo te manca un giocatore del genere alla Juventus?
«Si, perché se ci fosse stato anche lui sarebbe stato un attacco top a livello mondiale. Ora si è fatto male, ma il suo impatto in questa seconda avventura con il Real Madrid è stato buonissimo. Tutti hanno avuto dei problemi lì, ma lui invece è costante, già nelle prime uscite stagionali è stato efficace entrando a partita in corso, poi è diventato titolare e ha continuato a fare bene. Al momento è il giocatore migliore nel rapporto tra gol segnati e minuti giocati, tanto che per il Real questo suo infortunio è un grave problema. Lo ritengo un giocatore straordinario, che sta seguendo la sua strada per diventare un calciatore veramente importante».

 

Giorgio Capodaglio

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