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Arti marziali | mercoledì 28 dicembre 2016, 13:02

Karate, dalle prime vittorie all'infortunio: la storia di Vera Scarpelli

Dagli inizi a Nichelino alle prime vittorie, fino all'incidente che ne pregiudicò la carriera: "Mi affascinava poter praticare il karate, che nel 1974 sembrava appannaggio solo dei maschi"

Vera Scarpelli, in occasione del titolo italiano conquistato nel 1983

Incontriamo Vera Scarpelli grande campionessa di karate che esordi' giovanissima sul finire degli anni 70 primi anni 80, quando la nobile arte marziale giapponese riempiva di spettatori tutti i palazzetti dello sport. Nel momento massimo del suo splendore agonistico la sfortuna dei grandi campioni, alla vigilia della partenza per gli europei del 1984 subì un brutto incidente autostradale il 25 aprile, proprio in quell'edizione esordì il dream team di kata che negli anni successivi avrebbe vinto ben quattro ori europei consecutivi e la coppa del mondo.

Vera già due volte campionessa italiana sia individuale che a squadre e con al suo attivo già un oro e tre argenti agli europei, era considerata la più talentuosa, il suo stile era elegante come la sua bellezza. Durante i kata anche i riccioli della sua lunga chioma si muovevano in perfetto sincronismo con le sue tecniche di attacco e difesa stile shotokan, il kata è un combattimento codificato contro avversari immaginari nel quale sono valutati la precisione, il ritmo, la rapidità, la stabilità, la capacità d'interpretazione, di trasmettere un combattimento "vero". La incontriamo sempre splendida come quando gareggiava anche aiutata dalla pratica del karate che nel corso degli anni non ha mai abbandonato. Ha studiato all'Isef ed insegna educazione fisica, il marito gestisce palestre ed ha due splendidi figli un maschio e una femmina di 26 e 18 anni

Vera quando e perché iniziasti a fare karate, cosa ti spinse e cosa ti trasmetteva il karate in quel periodo ?
«E' stato un caso, andai ad assistere ad una lezione di karate di mio cugino, avevo 12 anni e rimasi molto colpita decidendo all'istante di iscrivermi in palestra, la Ten Say di Nichelino. Mi affascinava l'idea di poter praticare il karate che nel 1974 sembrava fosse appannaggio solo dei maschi. Mi dava sicurezza mi sentivo parte dello spirito del karateka "migliorarsi" attraverso la pratica costante. Ben presto arrivarono le prime soddisfazioni inziai a vincere le prime gare, nel 1980 a Barcellona all'età di 17 anni ho avuto l'onore di essere convocata in nazionale e disputare il primo europeo salendo subito sul podio. La mia maestra (Maria Grazia Ferrero) per me era un modello, era già in nazionale (ha vinto 5 ori europei consecutivi, un bronzo mondiale a Tokio, e proprio nel 1980 conquistò vittoria europea individuale e a squadre ndr)».

Come vivi il karate adesso?
«E' parte di me, cerco di praticare costantemente, ultimamente ho raggiunto un traguardo importante, il quinto Dan. Non avevo mai pensato di prenderlo, ricordo che ottenni il quarto dan nel 1990...quando ero incinta del mio primo figlio».

Come descriveresti per chi si affaccia al karate la disciplina del kata di cui tu sei stata tra le migliori interpreti di sempre?

«Il kata è l'essenza del karate, se non lo pratichi non puoi dire di fare karate, studiare il kata è vivere il karate nella sua totalità come arte marziale. Ogni karateka ha un suo kata preferito e questo cambia a seconda del livello raggiunto. Personalmente ho avuto diversi tokui kata, ho iniziato con Bassai Dai ed Empi, il mio attuale toiku è il Nijushiho mentre con l'Unsu vinsi il titolo italiano più bello della mia carriera agonistica».

Chi è oggi Vera?
«Sono una mamma fortunata, ho due figli che mi danno grandi soddisfazioni e apprezzano il mio amore per il karate, d'altronde la vita va vissuta con passione e motivazione. Sono un insegnante di educazione fisica e mi interessa tutto ciò che ha a che fare con lo sport, mi piace avviare i ragazzi all'attività fisica e sportiva intendendo lo sport come stile di vita».

Gianluca Andreozzi

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