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Toro | lunedì 11 settembre 2017, 18:02

Toro, devi essere convincente non solo vincente (e a fatica)

Il successo di Benevento ha segnato un passo indietro rispetto alle prestazioni con Bologna e Sassuolo: domenica contro la Samp la prova del nove

L’anno scorso c’era una squadra dai due volti: un Toro aggressivo, battagliero e pimpante (se si eccettua la figuraccia contro il Napoli) allo stadio Olimpico, dove aveva conquistato anche scalpi prestigiosi, in trasferta invece più che un Toro sembrava una mucca, vista l’arrendevolezza di molte prestazioni e troppe sconfitte.

Quest’anno, almeno sul piano dei numeri, la musica è cambiata. Nelle prime due gare lontano dai suoi tifosi, il Toro ha collezionato quattro punti, ma se il pareggio di Bologna era stata una vittoria mancata anche per un’evidente errore arbitrale, il successo colto a Benevento è stato fortunoso e non certamente meritato. Con l’onesta intellettuale che lo contraddistingue, Sinisa Mihajlovic dopo la gara ha ammesso che il pareggio sarebbe stato più giusto e che il risultato è stato migliore della prestazione. Per larghi tratti della gara, contro un avversario tecnicamente inferiore, il Toro ha fatto fatica come era successo tante volte nella stagione scorsa. Se vinci al 93’ significa che hai avuto il merito di crederci fino alla fine, ma se pensi che il migliore in campo è stato il tuo portiere allora c’è da essere meno soddisfatti.

Sono bastate tre partite a Sirigu per cancellare il ricordo di Hart: l’ex numero uno del Psg è un estremo di valore internazionale, che il Toro con tempismo e bravura ha saputo far tornare in Italia. Invece che stare tutti in coda ad ossequiare Donnarumma, sarebbe il caso che ci si ricordasse anche di Sirigu in chiave Mondiale, sempre che l’Italia non riesca nella clamorosa impresa di restare a casa, invece che volare in Russia tra nove mesi. Riconosciuti al portiere i giusti meriti, c’è da dire che la difesa del Toro quest’anno appare comunque più solida come reparto. Accanto ad un Moretti che si fa gioco dell’età ed è quasi sempre impeccabile, c’è un acquisto sottovalutato ma utilissimo come N’Koulou, anche se a Benevento è stato meno convincente che nelle altre uscite.

Il nuovo modulo 4-2-3-1 aiuta a proteggere anche meglio la retroguardia e, sperando che i problemi fisici patiti da Obi e Acquah non siano troppo gravi, ora che è rientrato Baselli, l’ex atalantino assieme a Ricon compone una mediana assolutamente affidabile, che garantisce sia quantità che qualità. Davanti, invece, il Toro fatica. Con questo nuovo assetto, lo si era visto già nel finale della scorsa stagione, Belotti spesso è isolato, soprattutto in trasferta. A compensare solo parzialmente c’è un Ljajic finalmente ispirato e più libero di inventare, come ha saputo fare nell’azione del gol di Iago Falque, ma dagli altri esterni d’attacco è arrivato pochissimo.

Alla prima con la nuova maglia Niang ha dimostrato ancora scarsa intesa coi compagni, cercando troppo spesso il numero ad effetto invece che fare la differenza. Quando al suo posto è entrato Berenguer la situazione è ancora peggiorata, perché lo spagnolo non ne ha azzeccata una. Nemmeno Iago aveva incantato, ma l’ex genoano ha saputo farsi trovare al posto giusto al momento giusto, firmando il gol vittoria. Ma contro la Sampdoria, domenica prossima, occorrerà una prestazione ben diversa per ottenere il pieno dei punti, anche se allo stadio Olimpico-Grande Torino normalmente la squadra di Mihajlovic mostra un atteggiamento ben diverso.

Per arrivare in Europa sono fondamentali anche vittorie “sporche” come quella di Benevento, ma sarà la continuità di rendimento rispetto alla scorso campionato a fare la differenza. E continuare ad avere una retroguardia solida può essere l’arma in più: dodici mesi fa dopo tre giornate il Toro aveva incassato già sei gol, oggi invece siamo a quota uno. E in qualsiasi sport, la base per costruire stagioni importanti è una difesa all’altezza. Ora bisogna aggiungerci un gioco migliore e una personalità maggiore.

Massimo De Marzi

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