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Juve | mercoledì 20 settembre 2017, 13:02

Incidenti in piazza San Carlo nella notte di Juve-Real, c'è il primo condannato

Si tratta di un giovane indiano, accusato di aver fatto "sciacallaggio" la sera del 3 giugno: per lui un anno di pena e una multa di 103 euro

Ci sono voluti oltre tre mesi, ma ieri è arrivata la prima condanna sulla tragedia di piazza San Carlo. Il giudice Paolo Gallo ha inflitto un anno di pena e una multa da 103 euro a un giovane indiano, accusato di aver fatto “sciacallaggio” la sera del 3 giugno.

L’imputato, che ha un permesso di soggiorno per motivi umanitari e che è ospitato in una comunità dove partecipa a un progetto che gli consente di lavorare, era accusato di aver frugato negli zaini abbandonati dai feriti dopo l’onda anomala che travolse tutto, e di aver rubato duecento euro. L’uomo era stato arrestato dalla polizia subito dopo il fatto, perché era stato visto da un 26enne lombardo tifoso della Juve, il principale testimone del processo.

Il ragazzo, un operaio edile di Milano, ha ripercorso i fatti di quella tragica serata. “Ero venuto a Torino con la mia ragazza e un paio di amici per vedere Juve-Real Madrid sul maxi schermo, quando ho visto 33 mila cristiani correre - ha detto in aula - sono scappato anche io, verso via Roma. Era il finimondo, la gente camminava uno sopra all’altro, il panico era totale”. “Tutti spingevano – ha proseguito - mi hanno calpestato, ma c'era gente che stava anche peggio di me. Io avevo un zaino insieme alla mia ragazza. Non siamo riusciti a tenerlo perché siamo caduti ed è scivolato, per non farci calpestare l’abbiamo lasciato lì per terra”.

“Dopo il caos – ha proseguito il teste - siamo tornati per cercare zaino, cellulare e portafogli. Ho visto molti altri che cercavano le loro cose in uno dei tre mucchi formato dalla polizia, e lì ho visto l'imputato. Inizialmente non ci ho dato peso, ma dopo che ha preso in mano il quarto zaino, mi sono impensierito. L’ho visto aprire un portafoglio, prendere le banconote e mettersele in tasca”. L’indiano era stato poi indicato dal giovane a un agente che lo aveva perquisito e portato in questura. L’imputato si è difeso dicendo che passava per quella piazza per caso e che i soldi che aveva in tasca erano la paga del suo lavoro. Il giudice non gli ha creduto e gli ha inflitto una pena superiore a quella richiesta dall’accusa (nove mesi).

Red

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