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Sport invernali | lunedì 12 febbraio 2018, 16:30

Sankt Moritz 1948: il frabosano Bonicco partecipa alle Olimpiadi, lo skeleton regala il primo oro all'Italia

Insieme all'esperto Pietro Tassone ripercorriamo la storia dei Giochi invernali. Il campione nazionale di slalom gigante rappresenta il Monregalese nella rassegna a cinque cerchi in landa elvetica, nella quale Nino Bibbia vince la prova di skeleton, conquistando la prima medaglia in assoluto per gli azzurri

Nell'immagine di copertina si riconoscono Nino Bibbia, oro nello skeleton, e lo sciatore frabosano Eugenio Bonicco

Nell'immagine di copertina si riconoscono Nino Bibbia, oro nello skeleton, e lo sciatore frabosano Eugenio Bonicco

Prosegue il viaggio nella storia delle Olimpiadi invernali che Torinosportiva.it ha scelto di proporre ai suoi lettori, affidando i comandi al 94enne di origini frabosane Pietro Tassone, grande esperto in materia e campione nel 1957 di "Lascia o Raddoppia". Grazie ai suoi ricordi enumereremo medaglie, racconteremo aneddoti curiosi e vi accompagneremo durante i Giochi di Pyeongchang 2018.

SANKT MORITZ 1948

LA LEGGENDA DI "MORA-NISSE" - La quinta edizione delle Olimpiadi invernali si tenne a Sankt Moritz, in Svizzera, esattamente come accaduto vent'anni prima: merito dello straordinario eclettismo dimostrato dalla cittadina elvetica in termini di ricezione alberghiera, con una cinquantina di hotel disponibili nel concentrico e nelle località limitrofe. Ai Giochi del 1948 non prese parte la Germania, esclusa per le responsabilità del conflitto bellico conclusosi nel 1945. Per quanto concerne lo sci di fondo, la 50 chilometri fu vinta in scioltezza dallo svedese Nils Karlsson, noto come "Mora-Nisse", "il re di Mora" (dal nome della regione che gli aveva dato i natali). L'appellativo è giustificato anche dai risultati straordinari ottenuti in quegli anni in Scandinavia, dove monopolizzò ogni gara e si impose per 8 volte nella "Vasaloppet", prova che si svolge ogni anno in Svezia su un tracciato lungo 90,8 chilometri. Nello sci alpino, invece, fra le donne trionfarono la svizzera Hedy Schlunegger (discesa libera, in cui la nostra Celina Seghi si classificò quarta) e la statunitense Gretchen Fraser (slalom). In ambito maschile, successi per il rossocrociato Edi Reinalter (slalom) e per il francese Henri Oreiller (discesa libera). Delusione per Zeno Colò, caduto nella discesa e solo 14° nello slalom. Incredibilmente, però, per i nostri colori arrivò la prima gioia nella storia delle Olimpiadi invernali da una disciplina insospettabile, come raccontiamo nel paragrafo successivo.

NINO BIBBIA, PRIMO ORO AZZURRO - La prima medaglia vinta da un italiano ai Giochi olimpici invernali possiede le tonalità cromatiche proprie del metallo più prezioso, l'oro; fu infatti il valtellinese Nino Bibbia, nello skeleton, a conquistare la vittoria davanti a John Heaton(Stati Uniti) e John Crammond (Regno Unito). Le ragioni di questo successo vanno ricercate nel fatto che Bibbia risiedeva proprio a Sankt Moritz, dove era presente l'unica pista di skeleton d'Europa: ebbe così modo e tempo di prepararsi a dovere e di mettere a punto un piano di gara infallibile per sbaragliare la concorrenza.

EUGENIO BONICCO, UN FRABOSANO ALLE OLIMPIADI - Alla spedizione azzurra in Svizzera prese parte anche Eugenio Bonicco, nato nel 1919 a Frabosa Soprana. La sua è la storia di un predestinato: aveva imparato a sciare da bambino sui pendii del Monte Moro e gli esperti del luogo avevano subito notato le sue grandi qualità. Un aneddoto, in particolare, rende bene l'idea: nel 1930 due campioni di sci 25enni decisero di allenarsi proprio a Frabosa Soprana in vista di un'importante gara in programma a Limone Piemonte. Decisero così di salire sci ai piedi in cima al Monte Moro (all'epoca non esistevano impianti di risalita). Giunti sulla vetta dopo due ore di scalata, si accorsero della presenza di un bambino di 11 anni, che esattamente come loro aveva risalito la montagna per gustarsi la neve fresca: si trattava di Eugenio Bonicco. I tre scambiarono qualche parola, poi i campioni decisero di affrontare la discesa con serietà in vista della gara, ma quando arrivarono a valle scoprirono che quel ragazzino era lì, dietro di loro: stupefatti, si guardarono e intuirono che un giorno Bonicco avrebbe potuto raccogliere la loro eredità. Passarono gli anni: nel 1947, dopo la guerra, il frabosano si laureò campione italiano assoluto nello slalom gigante e superò le selezioni al Sestriere per partecipare alle Olimpiadi di Sankt Moritz dell'anno seguente. Nella prova generale a cinque cerchi, trionfò in slalom e in discesa libera e tutti a Frabosa Soprana sognavano di vederlo tornare con una medaglia al collo: purtroppo, però, Bonicco ruppe uno sci nella discesa libera e non prese parte allo slalom, probabilmente per scelta tecnica da parte dei selezionatori azzurri. Rimase comunque in Nazionale per circa un decennio, grazie anche all'esperienza vissuta da giovanissimo ad Aosta nel Quarto Reggimento Alpini, dove aveva sede la scuola militare di sci e alpinismo. Con lui c'erano anche campioni del calibro di Lacedelli e Colò e, con loro, aveva formato una pattuglia speciale, la "Pattuglia sci veloci", che dimorava a Cervinia e partecipava a gare nazionali e straniere. In seguito all'armistizio dell'8 settembre 1943, i tedeschi occuparono tutte le caserme e gli azzurri decisero di valicare a piedi il passo del Teodulo per raggiungere la Svizzera, ove furono internati in qualità di rifugiati politici e portati a Mürren, una stazione di sport invernali ubicata nelle Alpi Bernesi. Lì, dal 1943 al 1945, lavorarono (passavano anche mezze giornate a pelare patate), ma continuarono comunque ad allenarsi: ecco perché, al momento del rimpatrio, la nostra Nazionale di sci era già estremamente competitiva. Infine, una curiosità: nella vita di tutti i giorni, Eugenio Bonicco gestiva un negozio di articoli sportivi (abbigliamento e attrezzatura) a Frabosa Soprana, mentre in estate e in autunno si dedicava rispettivamente alla campagna e alla raccolta delle castagne nei boschi di sua proprietà che si affacciavano sulla val Corsaglia. Si spense nel 1987, a soli 68 anni.

Alessandro Nidi

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