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Sport invernali | martedì 13 marzo 2018, 12:00

Domani primo round sui Giochi Olimpici Invernali di Torino 2026. La sindaca Appendino "rischiatutto": sfiducia ed elezioni anticipate

Una fronda interna alla maggioranza non li vuole, se non a costo zero o quasi, come seppe fare Los Angeles nel 1984, quando la città americana – realizzando l'evento senza finanziamenti pubblici - ricavò addirittura 220 milioni di dollari

Torino ed il Piemonte rivivranno i… fasti e le… miserie dei Giochi Olimpici Invernali del 2006 che si vorrebbero riportare sulle nostre montagne a vent’anni esatti di distanza da quella data?

E ancora: è davvero un’opportunità quella che la candidatura offrirebbe per valorizzare i territori e gli impianti olimpici realizzati per i Giochi Invernali del 2006 oppure sarebbe il “solito” giocattolino lussuoso (a vantaggio di pochi) che le “casse” di Italia prima e Piemonte poi non possono in alcun modo permettersi, così come non sé lo è permessa Roma per i Giochi  Estivi, checché ne abbia avuto da dire il gran capo del Coni Malagò che oggi snobba Torino in favore di Milano?

Domande. Ipotesi. Fantapolitica? Chissà.

Di certo sulla vicenda la sindaca Appendino – pur se appoggiata dall’improvvida capriola dell’ex (?) comico Beppe Grillo -  sulla vicenda si gioca il futuro della Giunta che la sostiene, specie dopo le terrificanti avvisaglie cui si è assistito ieri in Sala Rossa, dove in un sol colpo le assenze hanno sfiduciato lei ed il Grillo nazionale.

Stante lo “Studio di prefattibilità” della Camera di Commercio, il cui presidente Ilotte  ha illustrato il carteggio insieme con Mimmo Arcidiacono dell’Agenzia 2006 e a Ivo Ferriani, membro italiano del Cio e già responsabile tecnico della pista di bob di Cesana durante i Giochi 2006, i sindaci dei Comuni Olimpici (Marin di Sestriere, Avato di Bardonecchia, Meneguzzi di Sauze d’Oulx, Colomb di Cesana) e l’ex Piero Azzurro di sci Piero Gros, le Olimpiadi Invernali 2026 dovrebbero costare 2 miliardi di euro, contro i 3 spesi invece nel 2006.

Per gli impianti sportivi, si è calcolata una spesa di 170 milioni di euro: riattivare la pista di bob di Cesana costerà circa 35 milioni (il 30% in meno rispetto a costruire una nuova), riaprire i trampolini di Pragelato costerà 15 milioni, mentre per il bob, viene proposta l’installazione di pannelli fotovoltaici come copertura, per utilizzare l’energia solare e garantire all’impianto l’elettricità a costo zero.

Altri 500mila euro (di cui il 30% da privati) dovranno essere investiti per i villaggi degli atleti e dei media e 50 milioni di euro dovranno essere destinati per le infrastrutture, per la manutenzione di autostrade, ferrovie e l’aeroporto.

Ora la palla è in mano al Consiglio Metropolitano del sindaco Chiara Appendino, che proprio domani - mercoledì 14 - affronterà la questione. Se Torino vorrà candidarsi alle Olimpiadi, dovrà comunicarlo al Coni, creare un “Comitato promotore” ed entro il 31 marzo firmare insieme la “Dichiarazione di interesse da parte della Città”, da inviare al Cio.

Il 30 ottobre 2018 il Cio sceglierà le varie città che possono partecipare alla fase per la candidatura in tutto il mondo. Il fatto che l’Italia possa candidare anche Milano per il 2026, secondo quanto dichiarato da Ferriani e Ilotte, rappresenterebbe un punto di forza per far capire al Cio che l’Italia ci tiene ad ospitare nuovamente le Olimpiadi.

Il dossier ufficiale di candidatura dovrà essere completato con tutte le garanzie entro il 12 aprile 2019. Fra un anno e mezzo, nel settembre 2019, il Cio dovrà quindi scegliere la città che ospiterà i Giochi 2026, durante la riunione che si terrà a Milano.

La questione  manco a dirlo, è tutta politica. E se ci trovassimo nella condizione di chi deve per forza di cose scommettere, punteremmo senza pensarci neppure troppo che “passerà” un “No” alle Olimpiadi. A meno che la sindaca voglia aprire la prima, profonda crisi nella maggioranza che sostiene la sua giunta Pentastellata, costretta a far di conto con una fronda interna che appare propensa ad allargarsi ogni giorno di più e rischiare un (politicamente) disastroso periodo di commissariamento che la condurrebbe al voto anticipato.

C’è anche  un punto di mediazione: una sorta di contro-dossier con cui integrare quello presentato dalla Camera di Commercio, fatto di 10 punti semplici semplici che avrebbe incontrato i favori dello stesso Grillo, dopo una pericolosa ed ardita capriola con avvitamento,  specialità della casa.

L'ex (?) comico si è piano piano convinto alla bontà dell'operazione e lo avrebbe detto alla Appenndino  ed al mondo intero.

L'ispirazione arriva dalle Olimpiadi estive di Los Angeles 1984 dove, secondo quanto sostenuto dal gruppo “No Torino 2026” del M5S, l'evento sarebbe stato realizzato senza finanziamenti pubblici chiudendo anzi con un attivo di 220 milioni di dollari.

Nei 10 punti la mezza dozzina di consiglieri di maggioranza 5Stelle  chiede al Cio 500 milioni di euro per la Città, l'acquisto delle piste da bob e dei trampolini da parte dello stesso Comitato Olimpico Internazionale o dell'ente organizzatore privato, e la restituzione degli eventuali nuovi villaggi ai comuni per edilizia pubblica e popolare, oltre alla ripubblicizzazione immediata della società dell'acqua. Una proposta che avrebbe incontrato il favore degli attivisti e le critiche del marito della sindaca, Marco Lavatelli, per il quale affidare ai privati l'evento è una modalità liberistica contraria all’azione del Movimento.

Ora Chiara Appendino deve chiarire  se e  come intende organizzare le Olimpiadi. Ben sapendo che un suo “si” incondizionato al piano di prefattibilità illustratole dalla Camera di Commercio ed alle mozioni proposte dei primi cittadini delle valli olimpiche e dalle minoranze porterebbe la fronda interna alla maggioranza a trarre le dovute conseguenze: ritiro dell’appoggio alla sindaca e fine ingloriosa e prematura della maggioranza a 5stelle in Sala Rossa.

"Mercoledì, in seguito al consiglio metropolitano, manifesteremo con una lettera al Coni l’interesse della città" ha detto ieri la Appendino in una lettera pubblicata sul blog sulle candidatura di Torino alle Olimpiadi 2026.

La prima cittadina ha ripercorso le tappe dei giochi invernali 2006 che, se da un lato "hanno proiettato l’immagine di Torino a livello mondiale", dall’altro hanno lasciato  "un’eredità pesante di enormi debiti e di strutture inutilizzate". Secondo Appendino l'eredità impiantistica costituisce "un'imprescindibile punto di partenza da valorizzare e da cui ripartire. Si tratta di una enorme differenza rispetto a qualsiasi altra Città europea, e in particolare con Roma, così sgombriamo subito il campo da eventuali parallelismi".

Per il sindaco "gli interventi saranno innanzitutto di riqualificazione e di recupero dell’esistente, con importanti risparmi economici e ambientali. Possiamo dimostrare che, con una buona gestione, gli spazi utilizzati per i giochi potranno diventare un luogo di sport per tutti. Che gli investimenti per l’evento possono guardare a vent’anni e non a venti giorni".

Per questo motivo Appendino, dopo il consiglio metropolitano di mercoledì, scriverà al Coni. 

"Ma non si tratta di una candidatura, bensì di una manifestazione di interesse".

Una puntualizzazione più rumorosa di non quanto si potrebbe pensare. E che lascia aperti tutti i dubbi del caso.

Walter Alberto

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