Atletica
mercoledì 11 luglio 2018, 12:00

Ultramaratona, Simone Leo, sport e impegno sociale dal mito di Sparta all'inferno della Valle della Morte

Mancano meno di due settimane all'appuntamento con quella che viene pubblicizzata come "La Corsa più dura al mondo", la "Badwater Ultramarathon"

Mancano meno di due settimane all'appuntamento con quella che viene pubblicizzata come "La Corsa più dura al mondo", la "Badwater Ultramarathon".

Il percorso, che si snoda nella Death Valley (Valle della Morte) con partenza dal bacino di Badwater 86 metri sotto il livello del mare (punto più basso degli Stati Uniti), copre tre catene montuose per un totale di 4400 metri di dislivello positivo. Le temperature superano i 50 gradi di giorno e non scendono mai sotto i 40 di notte. Solo 100 ultramaratoneti selezionati su invito possono prendervi parte. A questi viene concesso il tempo massimo di 48 ore per coprire i 217 km totali.

Due italiani prenderanno il via il 23 luglio all'edizione 2018 di questa corsa estrema tra i quali Simone Leo (ASD Impossible Target) già protagonista l'anno scorso di un'impresa epica che lo ha lanciato nel gotha di specialità, perché in quell'impresa si scopre un particolare filo conduttore che collega un comodo divano in un appartamento di Novara ad un qualcosa di paragonabile alle fatiche di Ercole nella lontana Grecia. 

Anche se i tempi moderni sembrano non essere adatti alle gesta ammantate dal mito degli eroi del passato c'è chi cerca di ripercorrerne letteralmente la strada, di ritrovarne il significato attraverso lo sport, quello che, non ce ne vogliano le discipline più blasonate e commerciali come il calcio o la Formula 1, consideriamo ancora sport vero, sincero, popolare e atavico, come la corsa.

Ma facciamo un passo indietro, al 2009. Abbandonato sul divano dell'appartamento di Novara c'è Simone, viso tondo e corporatura XXL da 90 chili per un metro settantaquattro, una vita tra lavoro (in ferrovia), festini più o meno alcolici, grandi mangiate e grandi dormite davanti alla TV. Risultato? Problemi fisici ed una tirata d'orecchie del medico: "Cambia stile di vita o te la vedrai brutta". 

"Sono andato a comprare il mio primo paio di scarpe - racconta Simone - pensando che quelli che vedevo correre in giro fossero semplicemente fulminati." Ma alla prima uscita con un tentativo di corsa abbozzata, qualcosa è cambiato ed è scoccata una scintilla. Come in un incantesimo dove la rana si trasforma in principe Simone Leo, classe 1978, inizia a correre e non si ferma più. 

Sempre nel 2009, bruciando le tappe che portano un principiante a diventare un podista da lunghe percorrenze, con la febbre addosso porta a termine la sua prima maratona, quella di New York, quella che per moltissimi è un punto di arrivo. E' passione vera e ben presto prende forma una decisione: "spostare il limite un po' più in là."

E questo limite Simone lo sposta davvero. I 42km e 195 metri della maratona diventano per lui un punto di passaggio, a volte un vero e proprio allenamento per distanze ben più lunghe, come la sua prima 100 km nel 2011. Correrà tutte le 100 km organizzate in Italia tra le quali il leggendario "Passatore" da Firenze a Faenza, ma l'asticella può essere ancora innalzata, il limite spostato oltre. 

Il suo corpo si trasforma ben presto "non sono e non sono mai stato un atleta dotato - dice di se stesso - ma ho perso oltre 15 chili nel giro di un anno. La corsa mi ha educato ad una vita più sana ed equilibrata e mi ha restituito una grande forza interiore" cosa che ben si adatta all'impegno sociale che Simone sostiene ad ogni gara, come la La Via della Felicità la guida scritta da L. Ron Hubbard per promuovere il rispetto e il buon senso in tutto il mondo. A questa campagna di pubblica utilità ha dedicato una manifestazione non competitiva a scopo benefico che si svolge ogni anno a Torino, la Maratonina della Felicità, della quale è testimonial e co-ideatore. 

Difficile fare un resoconto accurato del percorso che ha condotto il podista piemontese, milanese d'adozione, a diventare uno dei più giovani e costanti ultramaratoneti italiani, perché l'ultramaratona (qualsiasi gara di distanza superiore alla maratona) è una specialità più adatta a runners maturi come Enzo Caporaso, Guinness record man nel 2008 con 51 maratone corse in 51 giorni consecutivi a 49 anni o come Marco Olmo (1948), giusto per citare due "ultra" molto diversi l'uno dall'altro.

 

In breve: nel giugno del 2013 lo troviamo in Ungheria tra i finisher dell'Ultra Balaton, 212 km; nel 2014 completa la Nove Colli Running, oltre 200km; nel 2015 è tra i pochi a tagliare il traguardo della UltraMilano-Sanremo, ben 285 km. Queste vere e proprie imprese inframmezzate da decine di maratone ed un paio di 24 ore non-stop, porteranno Simone a voler "chiudere un cerchio" e avvicinarsi a quella che viene definita senza dubbio una delle corse più dure al mondo: la Spartathlon, 246 km con 3.800 metri di dislivello positivo da completare in 36 ore. Solo chi ha certe credenziali vi può prendere parte e Simone Leo le ha. 

Nel settembre 2016 vola ad Atene con il Team Italia. Impiegherà poco più di 35 ore e mezza, ma anche quel limite è superato, la statua di re Leonida e la corona d'alloro che attendono i corridori più estremi al mondo non sono più un sogno o un miraggio, ma una conquista realizzata. Alla fine di questa fatica Simone Leo lascia trapelare che potrebbe essere l'ultima, il cerchio si è chiuso.  

In realtà non è così. "Spostare il limite un po' più in là", ecco cosa unisce quel divano ad un'impresa che ha davvero un sapore epico, mitologico, apparentemente folle. L'impresa ha una sigla di tre lettere: ASA. Per gli addetti ai lavori è semplice, ma la traduciamo per i profani: Atene-Sparta-Atene. Sì, esatto, andata e ritorno, 246 km due volte per un totale di 492 non-stop, tempo massimo 104 ore. 

Siamo nel 2017. Simone si iscrive assieme ad altri 7 italiani e il sabato 18 novembre prende il via alla volta di Sparta. Dopo oltre 200 km però, a non molta distanza dal giro di boa, tra mille emozioni, pensieri e ripensamenti Simone fa sapere agli amici che giunto a Sparta si sarebbe ritirato. Non era ancora accaduto nella sua carriera, ma stavolta la fatica è davvero troppa. 

Poi un messaggio della moglie Rada e un pensiero alla promessa fatta al piccolo Alexander restituiscono al nostro eroe - perché di questo si tratta - una forza inarrestabile e il pensiero di mollare è cancellato per sempre. Simone bacerà per la seconda volta in due anni il piede di Leonida, farà una breve sosta ristoratrice e volterà le spalle a Sparta per tornare ad Atene ripercorrendo a ritroso i 246 km appena coperti. 98 ore e 39 minuti sono un' eternità, ma sono anche un lampo. Questo è il potere degli dei: agire senza essere effetto della materia e dell'energia, nel tempo e nello spazio. 

Con oltre 100 maratone all'attivo e l'umiltà di chi dice "se ci sono riuscito io possono farlo tutti" Simone Leo ce l'ha fatta anche questa volta e la sua storia sembra non avere fine perché all'orizzonte c'è un nuovo limite da spostare e superare, una nuova sfida. E la nuova sfida si svolgerà tra pochi giorni in un luogo dal nome davvero poco rassicurante: la Valle della Morte, 217 km all'inferno.

R.G.

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