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Calcio | 23 agosto 2018, 17:01

Il mondo torinese del pallone piange Antonio Gambino, morto a soli 51 anni

Tecnico preparato e molto stimato, ha allenato tra le altre Airaschese, Pinerolo, Villafranca, Piscinese e Saluzzo

Il mondo torinese del pallone piange Antonio Gambino, morto a soli 51 anni

Il mondo del calcio torinese e più in generale piemontese è in lutto per la scomparsa di Antonio Gambino, che combatteva da tempo contro un male incurabile parrebbe un tumore alla spina dorsale.

Tecnico preparato e molto stimato, ha allenato tra le altre Airaschese, Pinerolo, Villafranca, Piscinese e Saluzzo, tracciando ovunque un solco intriso di  professionalità, capacità ed umanità.

Palermitano di nascita ed ex giocatore cresciuto nelle giovanili juventine fino ad approdare anche alla prima squadra, Gambino era residente ad Airasca, aveva 51 anni e la sua ultima esperienza in panchina risale a due stagioni orsono, quando aveva guidato la formazione Juniores del Pinerolo.

Innumerevoli i messaggi di cordoglio già comparsi su Facebook.

Uno tra tutti, quello commovente del direttore sportivo del Villafranca Marcello Pronino.

“Ciao Tony, Purtroppo ti scrivo queste righe perché in questo mondo in cui sono entrato del calcio dilettantistico mi hai fatto entrare tu. E tutt'ora mi aiutavi a crescere e imparare come muovermi e come comportarmi… Il poco che so l'ho appreso tutto da te... e te a volte anche riprendendomi mi insegnavo qualcosa...

Mi ricordo ancora quando ti ho incontrato la prima volta era la lontana estate del 2013 e allora non pensavo mai che avrei legato così con te anzi al dire il vero non ci eravamo presi benissimo ma poi tra persone vere e  sincere ci si trova subito… Le lunghe trasferte le partite rimontate (indimenticabile quella del 2 Novembre 2013 derby del Po 2-0 primo tempo 2-3 al fischio finale) ma poi gli aperitivi le cene (anche solo noi 2).. amico mio aiutami da la su' se puoi solo tu sei riuscito a farmi innamorare di questo calcio dilettantistico e ad aiutarmi sempre anche quando non ti spettava perché nella nostra società non c'eri più… Ciao”.

R.G.

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