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Toro | sabato 10 novembre 2018, 08:00

Toro, contro il Parma è l’esame di maturità

Dopo la roboante vittoria di Marassi granata a caccia di conferme. Mazzarri: “Guai a cullarsi sugli allori”. Niente tridente, in avanti fiducia a Iago e Belotti (ancora escluso dalla nazionale di Mancini)

Toro, contro il Parma è l’esame di maturità

Ci sono partite che possono essere uno spartiacque nella stagione di una squadra. Se per il Toro lo è stata la roboante vittoria di domenica scorsa a Marassi lo capiremo oggi nella sfida contro il Parma: una vittoria rafforzerebbe la classifica e le ambizioni europee degli uomini di Mazzarri.

Il tecnico, naturalmente, ha vestito i panni del pompiere: “Il Parma ha dei valori, ha dei giocatori importanti come Gervinho e Inglese. Finora ha vinto due partite fuori casa, questo vuol dire che hanno un organico predisposto al gioco di rimessa. Noi dobbiamo fare una grande partita, avere l’umiltà dei forti, scordarci quello che abbiamo fatto a Genova e non cullarci sugli allori”.  La tradizione dice che i granata hanno sempre fatto fatica contro i ducali, ma qui Mazzarri non si culla della cabala: “Anche io ho vissuto partite particolari col Parma, ma bisogna invertire questa tradizione. Se vogliamo crescere non dobbiamo abbassare la guardia”. La ricetta è sempre la solita: “A Genova e nelle due precedenti partite abbiamo espresso un bel gioco ma dobbiamo migliorare ancora”.

Mazzarri ha detto di essere “curioso di vedere come risponderà la squadra”, forse teme che il coro di elogi successivo al 4-1 contro la Samp possa aver fatto perdere la giusta dimensione a qualcuno. Di sicuro, l’undici di partenza sarà lo stesso di domenica scorsa (e della partita con la Fiorentina), con una sola variante, legata all’assenza per squalifica di Meité, di tridente Falque-Belotti-Zaza non se ne parla. “In queste ultime settimane la squadra ha trovato certi equilibri, non so se sarebbe il caso di rompere adesso questi equilibri”, ha detto il tecnico, senza usare giri di parole.

“A me piacerebbe far giocare tanti attaccanti, ma per farlo bisogna che tutti corrano, siano in forma e facciano le due fasi”. E poi torna su un tema a lui molto caro: “Nel calcio moderno non si gioca in undici, ma in quattordici, anche i giocatori lo stanno capendo. L’equazione tanti attaccanti uguale tanti gol non sempre funziona”. Per questo, il Toro proseguirà sulla strada del 3-5-2 e sul sostituto di Meité (“uno identico a lui in rosa non c’è”, ha fatto notare il tecnico) Mazzarri ha detto di essere "indeciso tra Soriano e Berenguer". Con l’ex doriano che parte favorito, ma lo spagnolo che si gioca le sue carte grazie all’eclettismo dimostrato.

Belotti non è stato chiamato (al pari di Zaza) da Mancini, ma se l'esclusione, nello scorso giro di convocazioni azzurre, era stato comprensibile, alla luce della doppietta e della prova di Marassi appare un non senso. Soprattutto per una nazionale che avrà bisogno di gol per battere il Portogallo nella decisiva sfida di Nations League: “Se ho sentito il ct per le convocazioni? Nnon mi ha chiamato nessuno...”, ha detto Mazzarri, difendendo il suo centravanti. “Andrea comunque sta bene”.

Per chiudere, il tecnico ha elogiato il giovane Djidji (“un professionista pazzesco, concentrato, come deve essere un difensore: gli ho dato fiducia e lui ha risposto bene”), prima di lanciare Sirigu come titolare in nazionale: “E’ il più forte portiere in Italia. Donnarumma è il futuro, ma sono d’accordo con quanto dichiarato dal presidente Cairo, oggi il migliore è Sirigu”.

Massimo De Marzi

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