/ Basket

Che tempo fa

Cerca nel web

Basket | 28 dicembre 2018, 12:02

Basket, 2018 annus horribilis per la Fiat (nonostante il trionfo in Coppa Italia)

Quattro cambi di allenatori in meno di dodici mesi: Banchi, Recalcati, Galbiati e adesso il guru Brown. Continue rivoluzioni nell'organico, zero programmazione e una società isterica. Accanto allo storico trionfo di Firenze restano solo macerie

Basket, 2018 annus horribilis per la Fiat (nonostante il trionfo in Coppa Italia)

Un anno iniziato con un esonero incomprensibile e chiuso con il quarto cambio di allenatore di un 2018 a dir poco caotico. E dire che l'anno che sta andando in archivio per la Torino del basket targata Fiat ha regalato il primo storico trionfo della sua storia, con la vittoria della Coppa Italia.

Ma al di là della settimana di gloria vissuta a Firenze a metà febbraio, resta davvero poco da salvare per la gloriosa Auxilium. La madre di tutti i peccati risale al 14 gennaio, quando la società decide di divorziare da coach Banchi, dopo una furibonda lite con il figlio del patron Forni. Un ragazzotto di vent'anni aveva cercato di insegnare basket a un tecnico due volte campione d'Italia, che in pochi mesi aveva fatto diventare Torino una squadra di elité del campionato, quarta alla fine del girone di andata e brillantemente qualificata per la seconda fase di Eurocup.

Quanto avvenuto negli spogliatoi di Masnago, durante e dopo la partita vinta in rimonta contro Varese, ha segnato di fatto l'inizio della fine del grande sogno della Fiat. Sì, perché dopo l'addio di Luca Banchi si è pensato che la calma, la grande esperienza e il carisma di Charlie Recalcati potessero essere la giusta soluzione: ormai fuori dai giochi da un paio d'anni, trovatosi a guidare una squadra non sua e costruita per giocare un basket diverso da quello che lui ha sempre amato, l'ex ct della nazionale è durato appena un mese, dopo una rovinosa sconfitta casalinga contro Avellino ha alzato bandiera bianca anche lui.

La patata bollente a febbraio è finita nelle mani del giovane Paolo Galbiati, mentre la società cambiava in corsa giocatori americani, provando a rimettere in rotta di galleggiamento una nave che stava imbarcando acqua da tutte la parti. Il basket è lo sport più bello del mondo perché è assolutamente imprevedibile e così, nella settimana della Final Eight di Coppa Italia, con un tecnico promosso alla guida del gruppo da pochi giorni e con due americani nuovi di zecca, Torino fa il miracolo. Wander Blue sembra un fuoriclasse, la difesa ritorna a mordere come nei giorni belli sotto la guida di Banchi, la Fiat prima batte a sorpresa i campioni d'Italia di Venezia, in semifinale ha la meglio al supplementare contro la Cremona dell'ex Sacchetti e 24 ore dopo alza il trofeo, al termine di una sfida vissuta per 35 minuti all'inseguimento contro la Germani Brescia.

L'immagine di capitan Poeta che a Firenze solleva la Coppa Italia, primo trionfo nella storia del basket torinese, sembra il preludio a un gran finale di stagione. Ma la mancanza di programmazione da parte della società, le magagne di settimane di errori, rivoluzioni e controrivoluzioni presto presentano il conto. La Fiat vince ancora una partita di campionato, poi inanella una interminabile serie di sconfitte che fanno svanire l'obiettivo di inizio stagione, quella qualificazione ai playoff che a gennaio sembrava praticamente scontata. Gli ulteriori cambi di organico nel finale di stagione non producono nulla e il campionato si chiude in maniera ingloriosa. Mentre già a maggio si inizia ad accostare il nome del guru Larry Brown per la panchina torinese.

Sembra solo una suggestione, poi si scopre che un tentativo di farlo tornare in panchina era stato fatto già a gennaio, subito dopo il divorzio da Banchi. Ciò che non era stato possibile in inverno diventa realtà in estate. L'allenatore campione Ncaa e Nba, uno dei più grandi coach della storia della palla a spicchi accetta di attraversare l'Oceano e a quasi 78 anni si rimette in gioco in Italia. Scelta suggestiva, intrigante, ma Brown non conosce nulla della nostra realtà, ad iniziare dai giocatori.

La squadra che viene costruita è un mix di italiani ed americani con tanti, forse troppi giovani, piena di scommesse, non si sa bene quanto davvero condivise dall'allenatore. L'inizio lascia ben presagire, in Supercoppa Torino batte Brescia e poi fa soffrire in finale la superfavorita Milano, alla prima di campionato perde solo al supplementare a Venezia, ma presto iniziano i problemi. Anche quelli di salute di Larry Brown, quelli che possono avere tutte le persone vicine agli ottant'anni.

Il coach, che già era arrivato in ritardo al raduno proprio per sostenere ulteriori esami negli States, sparisce praticamente per un mese, in campionato la squadra ha un paio di sussulti, ma poi inizia solo a perdere, mentre in Eurocup colleziona una figuraccia dopo l'altra: alla fine del girone dieci sconfitte in altrettante partite, che fanno pentire la Fiba di aver concesso la wild card a Torino, che aveva mancato la qualificazione in campionato, ma premiata per aver vinto la Coppa Italia.

Intanto continua la girandola di giocatori e di americani, nel tentativo di invertire la rotta, la situazione non migliora neppure dopo il ritorno di Larry Brown. Non c'è feeling tra lui ed il gruppo, la squadra precipita all'ultimo posto, mentre si rincorrono le voci di un esonero: la vittoria in rimonta contro Pistoia è solo una parentesi, dopo tre giorni arriva la Caporetto casalinga contro Avellino e ieri la notizia che era nell'aria da tempo diventa ufficiale: è scaduto anche il tempo del guru Brown, è il tramonto di un leggenda. La Fiat cambia il quarto allenatore in meno di dodici mesi.

Scartate le ipotesi che portavano al ritorno di Stefano Pillastrini (già alla guida di Torino dal 2012 al 2014) o la scelta di un nome suggestivo ma tutto da verificare come allenatore quale Gianmarco 'Poz' Pozzecco, alla fine una società isterica, incapace di programmare, ma solo di vivere di improvvisazioni e cambi in corsa, decide di riaffidare la squadra a Paolo Galbiati, l'uomo del trionfo in Coppa Italia, allenatore giovane ma che ben conosce pregi e (i tanti) difetti di questa squadra.

Doverosi gli in bocca al lupo, visto che si ritrova a fare il capo allenatore di una Fiat il cui presidente Forni ormai si è fatto una fama simile a quella nel calcio di Maurizio Zamparini, il vulcanico patron del Palermo noto mangiallenatori. Chissà cosa riserverà il 2019 a lui e agli stralunati tifosi torinesi, mentre il club ha dato il benservito anche a Carlos Delfino, dopo l'ennesimo diverbio con Forni jr.

Massimo De Marzi

Ti potrebbero interessare anche:
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium