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Basket | 07 gennaio 2019, 18:18

Dal trionfo in Coppa Italia all’incubo retrocessione: viaggio dentro la infinita crisi della Fiat basket

Quattro allenatori in un anno, squadra rivoluzionata di continuo, la proprietà prossima a passare la mano, dopo le continue intromissioni di Forni jr, pesantemente contestato dai tifosi: il giocattolo si è rotto e adesso regna la paura, complice l’ultimo posto in classifica

Dal trionfo in Coppa Italia all’incubo retrocessione: viaggio dentro la infinita crisi della Fiat basket

Un anno fa di questi tempi la Fiat era la grande rivelazione del campionato di basket: quarta, a pari punti con i campioni d’Italia di Venezia, nel gruppo delle migliori appena dietro la superfavorita Milano. E anche brillante protagonista in EuropCup, dove aveva conquistato l’accesso alla seconda fase.

Nonostante il 2018 che è appena andato in archivio abbia regalato il primo storico trionfo sotto canestro per Torino, con la Coppa Italia conquistata a metà febbraio a Firenze, quello rimane l’unico momento di gloria di dodici mesi da incubo. Che adesso, ad un turno dalla fine del girone di andata, vedono la squadra gialloblu desolatamente ultima, con lo spettro della retrocessione, oltre a dover fare i conti con la contestazione dei tifosi nei confronti del giovane vicepresidente Forni jr, mentre il padre Antonio è uscito allo scoperto, lasciando intendere che a breve ci sarà un cambio di proprietà alla guida del club.

Un modo per porre fine ad una convivenza che si sta facendo sempre più difficile: il notaio ha avuto il merito di riportare il grande basket a Torino dopo vent’anni di oblio, ma ormai si è visto appiccicare addosso la poco edificante etichetta di Maurizio Zamparini dei canestri, visto il continuo valzer di allenatori, cosa che ha contraddistinto l’operato dello storico patron del Palermo Calcio.

In dodici mesi Torino ha cambiato cinque volte la guida tecnica, un infinito numero di americani, ha rivoluzionato più volte l’organico in corsa, dimostrando di non avere alcun tipo di programmazione. L’unico dirigente che sembra in grado di tenere dritta la barra del timone è l’ad Massimo Feira, l’uomo che nel 2016 convinse il marchio Fiat a sponsorizzare la Torino del basket, cosa mai riuscita neppure nei favolosi anni Ottanta, quando l’Auxilium lottava per lo scudetto. Feira sarebbe l’uomo che sta tessendo le fila per il cambio di proprietà, con in corsa una cordata piemontese, ma che vede nel ruolo di favorita la romana Leonis Group, trading company petrolifera operante principalmente nel mercato italiano (già sponsor della Virtus Roma in serie A2).

Al tavolo delle trattative si sarebbe seduto anche un dirigente Fiat (Cristiano Fiorio), perché qualunque soluzione venga trovata, necessita del placet della Fiat. Nome, marchio, garanzia di ogni ipotesi di rilancio, indipendentemente da chi avrà la maggioranza delle azioni del pacchetto societario. Perché la recente lettera del presidente Antonio Forni lascia intendere che all’orizzonte ci sono delle novità. E stavolta non tecniche, nel roster o in panchina, quelle sono state anche troppo numerose nell'ultimo anno.

Come le intromissioni di Forni jr, il giovane vicepresidente che troppo spesso e volentieri entra negli spogliatoi e pensa dall’alto dei suoi vent’anni di poter insegnare basket a professionisti navigati. Proprio da una sua furibonda lite con il coach Luca Banchi durante la partita del 14 gennaio dello scorso anno a Varese è iniziato il tracollo della Fiat. A fine gara il tecnico due volte campione d’Italia con Siena e Milano andò via sbattendo la porta, da quel momento la Torino del basket ha iniziato a navigare in mari tempestosi. Sì, perché dopo l'addio di Banchi si è pensato che la calma, la grande esperienza e il carisma di Charlie Recalcati potessero essere la giusta soluzione: ormai fuori dai giochi da un paio d'anni, trovatosi a guidare una squadra non sua e costruita per giocare un basket diverso da quello che lui ha sempre amato, l'ex ct della nazionale è durato appena un mese, dopo una rovinosa sconfitta casalinga contro Avellino ha alzato bandiera bianca anche lui.

La patata bollente a febbraio è finita nelle mani del giovane Paolo Galbiati, mentre la società cambiava in corsa giocatori americani, provando a rimettere in rotta di galleggiamento una nave che stava imbarcando acqua da tutte la parti. Il basket è lo sport più bello del mondo perché è assolutamente imprevedibile e così, nella settimana della Final Eight di Coppa Italia, con un tecnico promosso alla guida del gruppo da pochi giorni e con due americani nuovi di zecca, Torino fa il miracolo. Wander Blue sembra un fuoriclasse, la difesa ritorna a mordere come nei giorni belli sotto la guida di Banchi, la Fiat prima batte a sorpresa i campioni d'Italia di Venezia, in semifinale ha la meglio al supplementare contro la Cremona dell'ex Sacchetti e 24 ore dopo alza il trofeo, al termine di una sfida vissuta per 35 minuti all'inseguimento contro la Germani Brescia.

L'immagine di capitan Poeta che a Firenze solleva la Coppa Italia, primo trionfo nella storia del basket torinese, sembra il preludio a un gran finale di stagione. Ma la mancanza di programmazione da parte della società, le magagne di settimane di errori, rivoluzioni e controrivoluzioni presto presentano il conto. La Fiat vince ancora una partita di campionato, poi inanella una interminabile serie di sconfitte che fanno svanire l'obiettivo di inizio stagione, quella qualificazione ai playoff che a gennaio sembrava praticamente scontata. Gli ulteriori cambi di organico nel finale di stagione non producono nulla e il campionato si chiude in maniera ingloriosa. Mentre già a maggio si inizia ad accostare il nome del guru Larry Brown per la panchina torinese.

Sembra solo una suggestione, poi si scopre che un tentativo di farlo tornare in panchina era stato fatto già a gennaio, subito dopo il divorzio da Banchi. Ciò che non era stato possibile in inverno diventa realtà in estate. L'allenatore campione Ncaa e Nba, uno dei più grandi coach della storia della palla a spicchi accetta di attraversare l'Oceano e a quasi 78 anni si rimette in gioco in Italia. Scelta suggestiva, intrigante, ma Brown non conosce nulla della nostra realtà, ad iniziare dai giocatori.

La squadra che viene costruita è un mix di italiani ed americani con tanti, forse troppi giovani, piena di scommesse, non si sa bene quanto davvero condivise dall'allenatore. L'inizio lascia ben presagire, in Supercoppa Torino batte Brescia e poi fa soffrire in finale la superfavorita Milano, alla prima di campionato perde solo al supplementare a Venezia, ma presto iniziano i problemi. Anche legati alla salute di Larry Brown, quelli che possono avere tutte le persone vicine agli ottant'anni. Il coach, che già era arrivato in ritardo al raduno proprio per sostenere ulteriori esami negli States, sparisce praticamente per un mese, in campionato la squadra ha un paio di sussulti, ma poi inizia solo a perdere, mentre in Eurocup colleziona una figuraccia dopo l'altra: alla fine del girone dieci sconfitte in altrettante partite, che probabilmente avranno fatto pentire la Fiba di aver concesso la wild card a Torino, che aveva mancato la qualificazione in campionato, ma era stata premiata per aver vinto la Coppa Italia.

Intanto continua la girandola di giocatori e di americani, nel tentativo di invertire la rotta, la situazione non migliora neppure dopo il ritorno di Larry Brown. Non c'è feeling tra lui ed il gruppo, la squadra precipita all'ultimo posto, mentre si rincorrono le voci di un esonero: la vittoria in rimonta contro Pistoia è solo una parentesi, dopo tre giorni arriva la Caporetto casalinga contro Avellino, seguita da una notizia nell'aria da tempo: è scaduto anche il tempo del guru Brown, è il tramonto di un leggenda. La Fiat cambia il quarto allenatore in meno di dodici mesi.

Scartate le ipotesi che portavano al ritorno di Stefano Pillastrini (già alla guida di Torino dal 2012 al 2014) o la scelta di un nome suggestivo ma tutto da verificare come allenatore quale Gianmarco 'Poz' Pozzecco, alla fine una società isterica, incapace di programmare, ma solo di vivere di improvvisazioni e cambi in corsa, decide di riaffidare la squadra a Paolo Galbiati, l'uomo del trionfo in Coppa Italia, che ben conosce i pregi e (i tanti) difetti di questa squadra. Ma nelle prime due uscite con il giovane-vecchio allenatore sono arrivate altrettante sconfitte e adesso la situazione sembra precipitare, con l’ultimo posto in graduatoria. Chissà cosa riserverà il 2019 a lui e agli stralunati appassionati torinesi, mentre il club ha dato il benservito anche a Carlos Delfino, dopo l'ennesimo diverbio con Forni jr, che nei giorni scorsi e durante la partita casalinga contro Cantù è stato pesantemente attaccato dai tifosi.

Tra poco più di un mese si giocano le finali di Coppa Italia e Torino, detentrice del trofeo, non sarà ai nastri di partenza: non era mai successo che i campioni uscenti non potessero difendere il titolo vinto l’anno precedente. Ma la classifica è impietosa. Ora all’orizzonte, per la Fiat, c’è un incubo chiamato retrocessione.

Massimo De Marzi

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