/ torinosportiva.it

torinosportiva.it | 21 gennaio 2019, 14:00

DALL'ARGENTINA ALL'ASTIGIANO - Acosta-gol: "Canelli, che entusiasmo"

Una storia bellissima: Argentina, Messico, Perù e poi il trasferimento in Sardegna e Piemonte. Il calcio nel dna del 26enne, cresciuto nel Newells Old Boys (prima squadra di Messi!)

Cristian Acosta (Canelli Sds 1922)

Cristian Acosta (Canelli Sds 1922)

Storie di calcio. Storie di vita. Questa che oggi vi proponiamo arriva a Canelli nell'astigiano ma inizia molto lontano: in Argentina. Tutto molto bello.

Cristian Acosta, 26 anni, oggi ai nostri microfoni, è stato protagonista ieri di una rete nel sentitissimo derby contro l'Alfieri Asti in Eccellenza B. Un 2-0 che ha allungato la striscia positiva di questo club allenato da sette stagioni da mister Raimondi. Una crescita verso l'alto per la soddisfazione del presidente Scavino, che ha azzeccato tutte le scelte, anche nei momenti più difficili. Il sogno serie D continua...

Acosta, centrocampista, ha iniziato a giocare nel Provincial a Rosario, proprio in Argentina, all'età di quattro anni. Poi il passaggio dai 10 anni alla Primavera al Newells Old Boys, il club (sempre di Rosario) dove un certo Leo Messi ha iniziato a tirare i primi calci.

Nel 2013 va in Messico nel Bravos de Nuevo Laredo, nel 2014 gioca in Perù nel Defensor San Alejandro e la stagione seguente passa al Laboral San Simón, club sempre peruviano, per poi tornare in Argentina nel 2016 con l'Union di Sunchales (Federal A). Poi passa un treno, anzi, un aereo...che atterra in Sardegna.

Acosta si racconta: "Tramite un intermediario ho avuto la possibilità di giocare in Italia e precisamente nella Torres. Sono arrivato in estate, sono sbarcato in questo meraviglioso paese potendo subito ammirare il mare della Sardegna. L'Italia è un paese stupendo, ma l'Argentina è nel mio cuore. Appena posso torno nella mia città, ci sono tanti familiari e amici...Qui intanto ho messo altre radici. In Piemonte sono arrivato dopo alcune brutte vicende calcistiche che hanno riguardato la Torres. Il presidente Scavino, mister Raimondi e i dirigenti mi hanno dato la possibilità di fare un provino dopo una proposta di mio cugino, che era già qui, e così mi hanno preso in rosa un anno e mezzo fa, quando la società si chiamava ancora San Domenico Savio Rocchetta. Ora qui a Canelli mi sento uno di loro".

Ed è lo stesso Canelli a considerare oggi Acosta un leader, con la sua Garra Charrua, un mix di coraggio, grinta e carisma abbinata a solarità ed un pizzico di follia. 

Continua Acosta: "Ho sempre sognato di giocare a calcio ed è quello che sto facendo, passando da Messico e Perù. Laggiù il calcio è molto diverso, c'è maggiore libertà e probabilmente spettacolo. Ci sono molti più spazi in campo e chi è bravo tecnicamente si nota subito...Qui in Italia si fa molta più tattica e, soprattutto, si corre di più. Bisogna ragionare in spazi ristretti. Qui sei costretto a lavorare ed affinare i tempi di gioco così come la precisione nei passaggi. C'è molto meno tempo per pensare e c'è molto meno tempo per realizzare la giocata che stai pensando. Tutto ciò mi piace, è una gran bella sfida. Sto imparando molte cose".

Sul campionato: "Siamo partiti ad agosto per migliorare i risultati sportivi della passata stagione. Nessuno si sarebbe aspettato questo inizio di campionato. Oggi siamo primi a +6 sul Fossano, che punta a vincere e lo ha dichiarato, a differenza nostra. Sicuramente ora che anche noi siamo in ballo, balliamo volentieri...Quindi il Canelli è davvero pronto a stupire e a raggiungere quello che sarebbe un sogno. E può farlo senza pressioni...".

C'è poi una dedica speciale per il gol di ieri: "Purtroppo ieri una telefonata di mia mamma mi ha avvertito del fatto che mio nonno non c'è più. Il mio gol è per lui". Un pensiero bellissimo in un giorno al tempo stesso bello e triste per Acosta. Il messaggio del giocatore è stato riportato sul web anche dalla pagina ufficiale Facebook del Canelli Savio Rocchetta.

Infine, una simpatica curiosità: Acosta ci ha parlato molto bene di Asti e della zona in cui adesso vive. Ma provate a far pronunciare in italiano "Asti" ad un argentino...Ne sentirete delle belle.

Michele Rizzitano

Ti potrebbero interessare anche:

Загрузка...
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium