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Altri sport | 20 febbraio 2019, 11:00

Dopo la tragedia umana dell’incidente stradale, ora il processo per la mamma-zia delle due giovanissime pattinatrici dell’Ice Club Torino

L’accusa: omicidio stradale aggravato che ha causato la morte della figlia Gioia Virginia (9 anni) e della nipote Ginevra (17 anni) e lesioni colpose gravissime ai danni della sorella gemella Graziella, che a distanza di un anno e mezzo dall'incidente è ancora incosciente

Gioia Virginia Casciani e Ginevra Barra Bajetto

Gioia Virginia Casciani e Ginevra Barra Bajetto

È un quadro accusatorio pesantissimo quello che la Procura contestato a Monica Lorenzatti, residente nella torinese Villarbasse.

Omicidio stradale aggravato che ha causato la morte della figlia Gioia Virginia (9 anni) e della nipote Ginevra (17 anni); lesioni colpose gravissime ai danni della sorella gemella Graziella (che a distanza di un anno e mezzo dall'incidente è ancora incosciente).

Come se non bastassero le sofferenze che si porta dentro da quel maledetto giorno, la donna di 51 anni è stata rinviata a giudizio per l'incidente avvenuto lungo la A22,  in prossimità del casello di Trento Sud, il 27 ottobre 2017 e – come detto – costato la vita – alle pattinatrici in erba dell’Ice Club Torino Gioia Virginia Casciani, figlia dello stimato allenatore Antonio Casciani, ex Lucento, Collegno, Rivoli e Santenese, alla cugina di 17 anni Ginevra Barra Baietto, che assieme a Gioia Virginia aveva partecipando ad alcune gare di pattinaggio su ghiaccio a Merano, e lesioni gravissime alla propria sorella gemella.

Secondo la procura la donna, che si trovava al volante di una Ford Focus station wagon, sarebbe l'unica responsabile perché tamponò il camion che viaggiava davanti a lei. Nessuna contestazione è stata mossa a carico del conducente del mezzo pesante per il quale è stata chiesta l'archiviazione (ma le parti lese hanno fatto opposizione).

Sarà dunque un processo a chiarire la dinamica dell'incidente e le eventuali responsabilità penali. L'imputata, difesa dall'avvocato Claudio Tasin, respinge tutte le accuse. Mamma Monica, che di per sé ha già vissuto un dramma umano inenarrabile dopo aver perso figlia e nipote. È comunque convinta di non avere alcuna responsabilità per l'incidente. La difesa, infatti, punta il dito contro il conducente del camion che frenò bruscamente il pesante mezzo. La donna finì con la sua Ford sotto le ruote del mezzo pesante.

La frenata improvvisa in effetti ci fu. Secondo la difesa il camionista, che inizialmente giustificò la manovra con la presenza di un animale sulla carreggiata, avrebbe poi rettificato la sua deposizione. L'uomo, sentito dalla polizia stradale, aveva successivamente detto di aver frenato all'improvviso in seguito ad un malore. In pochi istanti il camion passò da una velocità di oltre 90 a 7 chilometri all’ora. Cosa, questa, che potrebbe non però bastare per sollevare la donna dalle proprie responsabilità nell'incidente.

Monica Lorenzatti guidò davvero con imprudenza e negligenza? Davvero non pose  la necessaria attenzione alla guida? E perché non ci fu  alcun tentativo di frenata?

Interrogativi che oggi la Procura si fa ed ai quali il processo darà risposte che si sperano inequivocabili.

La difesa, da parte sue, parla di un numero insufficiente di barre paraincastro del camion (cui si dovrebbe l’incastro dell’auto sotto il mezzo pesante) e su un ipotetico (stando al alcuni testimoni) mancato funzionamento degli “stop” del camion.

Il processo inizierà a settembre. 

W.A.

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