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Toro | 14 marzo 2019, 07:32

L'ora del coraggio, per un Toro da 44 punti

Mai così in alto nell'era Cairo e non solo. E la possibilità di incrementare il bottino è concreta

L'ora del coraggio, per un Toro da 44 punti

Quarantaquattro punti, in fila per tre col resto di due, verrebbe da dire, riprendendo una nota canzone dello Zecchino d’Oro della nostra infanzia.

Mai così in alto nell'era Cairo e non solo, perché è concreta assai la possibilità di incrementare ancora il bottino e migliorare ulteriormente il risultato, visto che sabato ospitiamo il Bologna di Sinisa Mihaijlovic, una squadra che non naviga in buone acque, considerando che il serbo è arrivato sulla panchina felsinei da poco, in sostituzione di Pippo Inzaghi, fresco di esonero per la pochezza dei risultati conseguiti fino a questo punto della stagione. 

Ma proprio per questo una squadra affamata di punti salvezza ed un allenatore voglioso di rivincita in quella Torino in cui ha lasciato un segno profondo, nel bene e nel male. 

Una partita quindi da prendere con le molle, da affrontare con il dovuto rispetto dell'avversario, ma con la ferma volontà di fare bottino pieno, senza se e senza ma, vista la diversità dei valori in campo ed in classifica. 

Sarebbero dunque tre punti pesanti, che proietterebbero i granata verso vette inimmaginabili ad inizio stagione e che potrebbero garantire l'accesso all'Europa dalla porta principale, senza dover attendere le disgrazie altrui, come capitato quattro anni fa. 

Ma che contestualmente presupporrebbero un impegno gravoso, da affrontare con una rosa decisamente più folta di quella attuale, con rincalzi all'altezza dei titolari, sempre e comunque. 

Il doppio impegno campionato e coppa, impone infatti un turnover obbligato, per salvaguardare il parco giocatori da infortuni, stress e squalifiche, impiegandolo al meglio e dosando le risorse con il bilancino del farmacista, per ottenere il massimo dei risultati possibile. 

Ma questo comporta un cambio passo, in una parola, che però qui si è sempre avuto paura a pronunciare, un “progetto”, che a sua volta presuppone la pronuncia di un'altra parola poco consueta, ovvero “investimento”, senza il quale è impensabile allestire una corazzata che esca dal Mare Nostrum e navighi con sicurezza negli oceani europei. 

Fare questo salto di qualità, da tanti, troppi anni atteso dai tifosi granata, è un dovere ineluttabile. Farlo proprio quest'anno, nel settantesimo anniversario di Superga, sarebbe un segnale di portata storica immensa. 

A buon intenditor, poche parole, anzi una sola. 

Coraggio.

Domenico Beccaria

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