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Juve | 16 marzo 2019, 11:00

Champions League. Identità ed esuberanza: ecco il giovane Ajax tra le otto grandi d’Europa dopo oltre vent’anni per sfidare la Juventus

Il passaggio del turno ai danni del Real Madrid ha segnato una pagina importante per la società olandese, tornata a superare nuovamente un turno ad eliminazione diretta per la prima volta dalla stagione ’96-’97

Champions League. Identità ed esuberanza: ecco il giovane Ajax tra le otto grandi d’Europa dopo oltre vent’anni per sfidare la Juventus

Bisogna portare le lancette dell’orologio della storia del calcio indietro di oltre vent’anni per parlare dell’Ajax, prossimo avversario della Juventus nei quarti di finale di Champions League.

Associare le zebre torinesi ai biancorossi di Amsterdam fa tornare la memoria degli appassionati di calcio, specialmente dei tifosi juventini, a quella serata romana del 22 maggio 1996, quando i ragazzi di Marcello Lippi strapparono ai lancieri di Louis van Gaal quel titolo che ora la truppa di Massimiliano Allegri desidera tornare a coccolare tra le proprie braccia.

Proprio da quella notte il percorso nella massima competizione continentale si è fatto sempre più complicato per l’Ajax, al punto che il passaggio dello scorso turno contro il Real Madrid significa per i lancieri tornare a superare un turno ad eliminazione diretta a ben ventidue anni di distanza dall’ultimo doppio confronto vinto. Era la stagione ’96-’97, e dopo aver superato le due fasi a girone ed essere approdati ai quarti, la squadra olandese raggiungeva in semifinale, guarda caso, proprio i bianconeri. Incontro dal quale Van der Saar e compagni dovettero soccombere alla furia di Zidane e soci.

In quel 1997 molti degli attuali “Godenzonen”, i “figli degli dei” oggi a disposizione di Erik ten Hag non erano ancora nati. O per lo meno non erano ancora in grado di apprezzare il lavoro di Van Gaal, capace di portare per ben tre anni consecutivi, dal ’95 al ’97 appunto, i lancieri tra le prime quattro d’Europa.

Da allora sono passate almeno due generazioni di calciatori e di tecnici, in un susseguirsi di titoli nazionali e poco più. Non che i talenti abbiano smesso di fiorire dalle parti di quella che è diventata la “Joahn Cruijff Arena”, modernissima casa del calcio orange, ma quel qualcosa che negli anni aveva portato sovente i lancieri ai piani alti del calcio europeo sembrava essersi sopito in un sonno che prima o poi sarebbe dovuto terminare.

Perché la programmazione paga sempre, e così, nonostante i risultati a livello di prima squadra non fossero più quelli di un tempo, nella fucina del “de Toekomst”, centro di allenamento il cui significato tradotto è “il futuro”, si è continuato a fare ciò che da sempre riesce meglio da quelle parti, ossia lavorare coi giovani, formando calciatori e costruendo un’identità.

Tecnica, intuizione, personalità e velocità. Un motto, un credo su cui si fonda la scuola Ajax. Quattro armi di cui i giovani di Ten Hag si sono armati per arrivare ad infliggere ai dominatori indiscussi delle ultime tre edizioni di Champions la peggior sconfitta casalinga in Europa della loro storia e la prima eliminazione agli ottavi negli ultimi nove anni. Anche grazie ad una giovane ma già rodata ossatura, capace di arrivare in finale di Europa League nel 2017.

A partire dal capitano e perno della difesa Matthijs De Ligt, sul quale sono posati gli occhi di mezza Europa ed al quale si affianca l’esperto Daley Blind, prodotto di ritorno dopo l’esperienza inglese coi Red Devils, passando per i due centrocampisti Donny Van De Beek e Frenkie De Jong, già promesso sposo del Barcelona, fino ad arrivare al gigante Kasper Dolberg, punta oscurata in questa stagione dall’arrivo dal Southampton del serbo Dusan Tadic, ad oggi capocannoniere della squadra con 19 reti.

Ad essi vanno aggiunte le ali che nello scorso turno hanno fatto volare gli olandesi, ovvero il brasiliano David Neres ed il marocchino Hakim Ziyech, chiavi di volta del 4-2-1-3 scelto dal tecnico discepolo di Guardiola ai tempi del Bayern Monaco, senza dimenticare l’esperienza in mezzo al campo di Lasse Schone e la spinta dei terzini Mazraoui e Tagliafico, questi ad ultimare il quartetto davanti all’imprevedibile portiere camerunense André Onana.

“I tuoi sogni sono ora” è lo slogan con il quale i social biancorossi lanciavano la sfida alle Merengues. Ma occhio Juve, perché questi ragazzi terribili di smettere di sognare, pare non ne vogliano sentir parlare.

Mattia Pastorino

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