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Toro | 17 aprile 2019, 08:19

La Liberazione si tinge di granata: festa per il partigiano Bruno Neri a due passi dallo stadio del Toro

Sabato 27 aprile ritrovo davanti allo Stadio Filadelfia, posa della targa celebrativa in piazzale San Gabriele di Gorizia e spettacolo teatrale alla Casa del Teatro Ragazzi e Giovani con la compagnia Faber Teater

La Liberazione si tinge di granata: festa per il partigiano Bruno Neri a due passi dallo stadio del Toro

Nell'immaginario collettivo di tifosi e non, quel braccio abbassato, con orgoglio e compostezza, nel 1931, durante l'inaugurazione dello stadio fiorentino "Giovanni Berta", resta il gesto più tangibile dell'opposizione resistente al fascismo sopra un campo sportivo. Un "gran rifiuto" testimone del disconoscimento di un regime totalitario, in nome della libertà di scelta e azione. 

E oggi Torino torna a onorare quell'atto di coraggio che rese celebre Bruno Neri, il calciatore partigiano caduto in uno scontro con i nazisti il 10 luglio 1944, sull'Appennino tosco-romagnolo. Lo fa per la festa della Liberazione, attorno al luogo-simbolo del cuore granata: il rinato stadio Filadelfia.

Sabato 27 aprile sarà una giornata interamente dedicata alla commemorazione. Organizzato dalla Circoscrizione 8 con la sezione provinciale di Anpi, l'evento vedrà inizialmente un raduno alle ore 15 in via Filadelfia; da lì ci si sposterà in piazzale San Gabriele di Gorizia per la posa della targa in memoria di Neri. Alle 17 seguirà uno spettacolo teatrale, presso la Casa de Teatro Ragazzi e Giovani, a cura della compagnia Faber TeaterBruno Neri - Una storia disport e libertà, liberamente ispirato al libro Bruno Neri, atleta e partigiano di Lisandro Michelini. Saranno presenti anche una delegazione del Comune di Faenza e l'Associazione Bruno Neri. 

Un tributo al campione antifascista che aveva visto accendersi una prima miccia lo scorso ottobre, quando il consigliere della Circoscrizione 8 Augusto Montaruli propose di dedicargli il "toret" del piazzale dipingendolo di granata.

Un atto non senza conseguenze. Alcuni estremisti di destra avevano infatti imbrattato, nella notte, la fontanella con colori bianconeri e volantini inneggianti al Duce e all'ex portiere della Juventus Giampiero Combi, in maglia azzurra ai tempi del regime. "Non è dalla negazione del valore dell'avversario o dal mancato rispetto nei suoi confronti, che nasce la nostra grandezza - aveva commentato in qual frangente il presidente del Museo Grande Torino Domenico Beccaria -, ma nel riconoscimento delle sue gesta e nel rispetto della sua memoria".

Ora quel "toret" troverà finalmente pace. Non potrà essere ridipinto di granata (al suo posto, è stata scelta una panchina di piazzale San Gabriele di Gorizia), ma nel cuore dei tifosi sarà per sempre la fontanella di Bruno. 

Terzino destro e poi mediano, Neri esordì a 16 anni con la maglia della sua città, il Faenza. Nel 1929 venne acquistato dalla Fiorentina, per poi passare al Torino nel 1937, dove rimase per tre stagioni prima di lasciare la carriera agonistica nel '40.

Si avvicinò agli ambienti antifascisti grazie al cugino, e, dopo l'armistizio di Cassibile del 3 settembre 1943, si arruolò tra le file della Resistenza. Vicecomandante del Battaglione Ravenna con nome "Berni", era dislocato a ridosso della Linea Gotica. L'attività partigiana non gli impedì tuttavia di tornare a indossare gli scarpini: partecipò, infatti, al Campionato Alta Italia 1944 con la maglia del Faenza. Due anni dopo la sua morte, la Città gli intitolò lo Stadio Comunale della piazza d'Armi. 

Manuela Marascio

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