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Ciclismo | 10 maggio 2019, 18:02

Giordano e Carbone se ne fregano del vento

Nel 49° Gran Premio Berutti Arredamenti di Alba

Giordano e Carbone se ne fregano del vento

Il 5 maggio è una data storica: 198 anni fa Napoleone Bonaparte lasciava questo mondo terreno dopo averlo conquistato e perso. Oggi invece uno sparuto manipolo di corridori, atleti, è qui ad Alba per conquistare la vittoria in una gara anch’essa storica perché è la più antica gara amatoriale del Piemonte Occidentale: il 49° Gran Premio Berutti Arredamenti.

Il tempo è inclemente, fa freddo e ovunque piove o ha appena smesso, tanto che appena 75 concorrenti si sono presentati al tavolo delle iscrizioni, posto nel cortile del mobilificio. Inizialmente erano molto meno, poi, piano piano, siamo arrivati a quella magra cifra. Viste le previsioni negative, la corsa si sarebbe potuta annullare già ieri sera, ma abbiamo voluto aspettare e stamattina le strade erano già asciutte.

E così siamo qui pronti a fare scattare le molle nelle gambe dei nostri corridori, 38 nella partenza fino a 50 anni e 37 in quella da 50 in su.

Si parte con la prima corsa e subito iniziano i tentativi di fuga. Al primo passaggio, degli 8 giri in programma di un circuito “semicittadino” è Barra a transitare solitario con un centinaio di metri sul gruppo. Barra è ripreso da alcuni e, poco a poco si forma in testa alla corsa un bel gruppetto con Luca Carlini, Mostaccioli, Finotto, Rosso, Barra, Nervo, Allois, Marengo, Giordano e Davi che rientra da solo dopo 4 chilometri d’inseguimento.

I 10 battistrada viaggiano dandosi cambi regolari, anche se nel frattempo si è alzato un vento che minaccia di farli cadere, così la giuria decide, per la sicurezza di tutti i concorrenti, in un primo momento di accorciare di un giro la corsa e poi, visto che inizia anche a piovere, i giri “tolti” sono due, anche se, appena comunicato che i giri da fare saranno sei e non più otto, smette di piovere. A tornate dalla fine, Davi prova ancora l’uscita solitaria ma è stoppato quasi subito. E così ci si avvicina alla conclusione della gara. Nell’ultima curva, a 800 metri dal traguardo, si pone in testa Giacomo Giordano, del team omonimo. Sembra un suicidio ma Giordano gestisce bene le sue forze e attacca uno sprint lunghissimo cui nessuno sa resistere e sono inutili i tentativi di rimonta di Nervo e Mostaccioli, che escono con scarso risultato dalla sua scia e devono accontentarsi dei due scalini meno nobili del podio. Quarto è Barra, seguito dai due veterani e compagni, Finotto e Davi, poi Allois, Marengo, Rosso e Carlini.

La volata degli inseguitori è appannaggio di Pasquero che s’impone su Enrico Fissore, Fantini, Zavattero, Gagliardini, Lavagna e Casale. La media del vincitore, nonostante il forte vento, è 40,250 km/h.

I 37 concorrenti della seconda partenza vanno subito all’arrembaggio e il primo passaggio vede transitare la fuga di tre corridori, tra i quali distinguiamo Panepinto e Stefano Carbone. L’avventura dei battistrada dura quasi tre tornate ma il vento implacabile li riconduce all’interno “quasi” riparato del plotone.

Assistiamo a qualche altra scaramuccia e infine alla fiammata di Stefano Carbone che coglie tutti di sorpresa e si proietta solitario verso il traguardo di corso Europa. Il suo è un arrivo braccia al cielo, realizzato compatibilmente con le raffiche di vento che rischiano di buttarlo a terra.  Alle sue spalle, lontanissima, infuria la volata, vinta da Ferracin su Gualtiero Capellino, Giancarlo e Giovanni Ferrero, uniti nel cognome ma separati da una posizione in classifica. Poi ci sono, Rodolico, Bosticco, Nocito, Panepinto, Matta, Giletta, Fresia, Sandri, Fabris e Moracchiato, che vince nella categoria sgA, davanti a Batilde, Grana e Arrigo. Tra gli sgB il vincitore è Marletta, davanti a Claudio Fissore, Calvarese, Becchis e Miranda. Media del vincitore solitario: 38,700 km/h.

D.R.

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