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Calcio | 31 luglio 2019, 09:01

Caso Bucci: neppure le perizie riescono a svelare i dubbi sulla morte dell’ex Ultrà della Juventus

Consegnata in procura la perizia del medico legale della procura di Cuneo, alla quale il perito dell'ex compagna ha avanzato alcune osservazioni. Alla fine resterà "un caso non risolto"

Raffaello Bucci

Raffaello Bucci

Si gioca tutta sul filo delle perizie la partita di una possibile archiviazione del caso Bucci.

È stata depositata alcuni giorni fa, presso la procura di Cuneo, la perizia del medico legale Roberto Testi, disposta dalla magistratura dopo la riesumazione del corpo dell'ex ultrà della Juventus, precipitato giù da un viadotto a Fossano, il 7 luglio di tre anni fa.

Il documento è ora al vaglio degli inquirenti, così come la documentazione depositata alcuni giorni dopo la relazione del dottor Testi, dal medico legale che rappresenta la ex compagna di Bucci ed il loro bambino - dottor Lorenzo Varetto - che contiene alcune osservazioni a quanto relazionato dal perito della procura.

Due i punti fondamentali dove perizie sembrano divergere: il primo punto si riferisce ai graffi, alle escoriazioni e alle ecchimosi ritrovate sul volto di Raffaello Bucci. Secondo il dottor Testi quelle ferite sono compatibili con l'impatto del viso dell'ex ultrà contro gli arbusti presenti sul terreno dove è precipitato, dopo un volo di diversi metri. Le osservazioni del legale della famiglia, fanno invece notare che nel luogo in cui Raffaello Bucci è caduto, non esiste vegetazione così alta e robusta da procurare quel tipo di ferite sul suo volto. 

Inoltre, altro punto discordante, riguarda la frattura dell'omero. 

“La frattura dell'omero, a mio avviso, non era coerente con la posizione della caduta - spiega il dottor Varetto - e io questo lo avevo già scritto in una mia precedente relazione. È anche vero che possono esserci delle fratture successive, a distanza di tempo dalla caduta. In realtà - prosegue il medico legale - posso affermare che si tratta di un problema non risolto, visto che nella prima autopsia non si parla mai di lesioni, ecchimosi o fratture. E l'ultimo esame autoptico è stato eseguito a distanza di troppo tempo dalla morte, su un cadavere malandato, che ormai aveva poco da dire".

Ora il prossimo passo spetta agli inquirenti, ossia saranno loro a dover decidere se, in base alle perizie, agli inizi raccolti e alle testimonianze delle numerose persone che in questi mesi hanno sfilato nel Palazzo difronte a piazza Galimberti, ci sono oppure no, gli elementi per stabilire che dietro la morte di Bucci ci sia un reato, ossia ci sia una induzione al suicidio. Reato non facile da dimostrare. 

Di certo il legale Paolo Verra - che tutela Gabriella Bernardis, ex compagna di Raffaello Bucci ed il loro bambino - con la mossa di chiedere ed ottenere la riesumazione del corpo per una seconda autopsia ha evitato la chiusura del caso, che era tra l'altro già stata disposta dalla procura di Torino, acquistando così ulteriore tempo a favore delle indagini.

In questi mesi la procura cuneese - il caso è seguito dal sostituto procuratore Alberto Braghin - potrebbe aver raccolto spunti utili per tentare di individuare chi abbia indotto Bucci al suicidio, una volta provato che vi sia stata induzione, ossia che da quel ponte l'ex ultrà è stato obbligato a gettarsi, con minacce, botte o ricatti.

Oppure potrebbe essere che da quelle indagini sia scaturito un nuovo filone, magari con altre ipotesi di reato.  

NaMur

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