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Juve | 25 settembre 2019, 19:29

D'Angelo, security manager della Juve: "Il capo degli ultrà sapeva della denuncia"

Il dirigente sentito dai magistrati. Ed emerge la storia di una contestazione a un manager bianconero in occasione della trasferta di Amsterdam della scorsa Champions per una questione relativa ai biglietti

D'Angelo, security manager della Juve: "Il capo degli ultrà sapeva della denuncia"

Il capo ultrà dei Drughi, Dino Mocciola, "ha detto che qualora noi, intesi come Juventus, avessimo deciso di denunciarli per estorsione, lui avrebbe portato, tramite il suo avvocato, ai legali della società un faldone di telefonate che aveva obbligato Bucci (il tifoso morto nel 2016, dopo essere precipitato da un viadotto autostradale a Fossano, caso tuttora aperto) a registrare". 

E' questo il contenuto del verbale della testimonianza resa da Alessandro D'Angelo, security manager della Juventus, l'8 luglio scorso. D'angelo si presentò a Palazzo di giustizia spontaneamente, su indicazione degli avvocati della società. Il documento è confluito negli atti dell'inchiesta che ha portato all'arresto dei principali capi della tifoseria organizzata bianconera.

"Mi ha molto colpito - dichiara D'Angelo - il fatto che Mocciola mi abbia parlato di estorsione. Quasi che fosse a conoscenza di quello che stava per accadere". Secondo il racconto di D'Angelo, il numero uno dei Drughi voleva che il numero dei biglietti per ogni trasferta europea della Juve fosse portato a 200 invece che essere limitato a 50.

"Io gli ho precisato che ero fuori dal sistema biglietti e dalla gestione ultrà - ha spiegato il security manager bianconero - Mocciola mi ha detto che se avessi voluto, avrei potuto fare qualsiasi cosa in Juventus".

D'Angelo ha precisato che durante il colloquio "i toni sono sempre stati tranquilli. Io non ho subito alcuna minaccia".

Ma, nel frattempo, è emerso di adesivi con insulti rivolti contro Alberto Pairetto, supporter liaison officer della Juventus, sparsi per la città di Amsterdam, che il gruppo dei Drughi preparò per il 10 aprile scorso, in occasione della trasferta dei bianconeri in Olanda, per i quarti della scorsa Champions contro l'Ajax.

Questa iniziativa era stata pensata per protestare contro la mancata concessione di biglietti. Lo si ricava da una annotazione della Digos confluita negli atti dell'inchiesta della Procura di Torino, che ha portato all'arresto dei capi della tifoseria organizzata juventina. I Drughi, secondo gli investigatori, volevano 120 biglitti ma ne ottennero solo 50.

Nel rapporto è riassunta una telefonata del 28 marzo tra il capo dei Drughi Dino Mocciola e il suo "colonnello" Domenico Scarano, nella quale quest'ultimo informa il suo "presidente" che i ragazzi avevano fatto gli adesivi con le scritte 'Pairetto maiale' e 'Pairetto bagarino'. A conferma di una strategia preparata e programmata con anticipo.

Massimo De Marzi

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