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Calcio | 13 ottobre 2019, 14:55

Grugliasco, inaugurata la mostra fotografica che ricorda Eugenio Bersellini, il sergente di ferro della famosa rimonta nel derby [FOTO]

“Era considerato un po’ burbero – ha detto la moglie Mariapia – forse perché diceva ciò che pensava, se era un sergente lo è stato dal cuore di panna; tifava Toro da ragazzo e lo vidi felice dopo il famoso derby del 3 a 2”

Grugliasco, inaugurata la mostra fotografica che ricorda Eugenio Bersellini, il sergente di ferro della famosa rimonta nel derby [FOTO]

Inaugurata ieri pomeriggio al museo del Grande Torino a villa Claretta Assandri di Grugliasco sarà visitabile fino al 17 novembre la mostra “Eugenio Bersellini il sergente buono”, l’allenatore che guidò il Toro dal 1982 al 1984 soprannominato “il sergente di ferro” per i suoi duri metodi d’allenamento.

Cultore di un’inflessibile etica lavorativa, possedeva una profonda conoscenza dei suoi giocatori, dal lato umano prim’ancora che da quello professionale: ne derivò un credo calcistico che fece del pragmatismo la sua arma migliore, con formazioni dall’atteggiamento sparagnino e dal gioco muscolare e spigoloso; nel solco di un calcio all’italiana, ruvido dietro ed armonioso davanti, del quale Bersellini, insieme a colleghi come Osvaldo Bagnoli, Ottavio Bianchi e Giovanni Trapattoni, è stato tra gli ultimi teorici.

“Era considerato un po’ burbero – ha detto la moglie Mariapia – forse perché diceva ciò che pensava, come d’altronde faccio io perché sono convinta che la sincerità paga sempre; non volevo essergli d’impiccio nel suo lavoro e credo d’essere stata più una ragazza madre che una moglie, ma lo sapevo già prima e non avrei sposato un uomo ammalato di calcio se non lo avessi voluto: se era un sergente lo è stato dal cuore di panna. Quando vinceva mandava gli altri a parlare davanti ai microfoni, quando perdeva andava lui; tifava Toro da ragazzo e lo vidi felice dopo il famoso derby del 3 a 2”.

Già, perché Bersellini fu l’allenatore protagonista di quel derby che il Toro ribaltò dallo 0-2 al 3-2 in soli tre minuti e 40 secondi e del quale ancora oggi i tifosi granata ricordano il gusto e la soddisfazione. “È merito del vostro affetto – hanno detto le due figlie – se nostra mamma ha voluto essere qui oggi, ciò che avete saputo comunicare con questa mostra è soprattutto il valore umano di nostro padre che va ben al di là delle sue vittorie”. “Avevo sei anni – ha ricordato il sindaco Roberto Montà – e con quel derby Bersellini mi regalò il primo dolore sportivo essendo l’unico a tifare Juve in una famiglia tutta granata, ma era capace di trasmettere i valori migliori del calcio”.

“Aveva la faccia da duro Bersellini – scrisse Michele Dalai su Sportweek pochi giorni dopo la sua morte due anni fa – naso piatto e fronte larga, le orecchie come i cavolfiori del rugbista da mischia e i modi spicci solo in apparenza. Bastava conoscerlo un po’ meglio per capire che era un buono e preferiva far parlare il campo senza perdersi in moine. Quella faccia e le mani pesanti di contadino buono, quel modo di stare in campo e di prendere la vita lo rendono un riferimento per tutti”. “Passava per sergente di ferro – disse il fantasista nerazzurro Evaristo Beccalossi – ma il suo bene lo dava tutti i giorni insegnandoci a vivere”.

“Non sono di quelli che lancia proclami, – diceva Bersellini di sé in un’intervista rilasciata sulla rivista ‘Alè Toro’ nel 1983 – che arriva in un posto e dice di rimanerci per tutta la vita; io sto bene da tutte le parti perché lavoro sempre con lo stesso amore e la stessa voglia: oggi sono al Torino e l’unica cosa che per me conta è il Torino”. Fu anche dirigente sportivo e calciatore italiano, un centrocampista, ottenne i maggiori successi della sua carriera alla guida dell’Inter con cui vinse un campionato italiano e due Coppe Italia, una terza la vinse alla guida della Sampdoria; in totale sono 490 le panchine in serie A.

La mostra sarà visitabile il sabato dalle 14 alle 19 e la domenica dalle 10 alle 19 con ultimo ingresso alle 18; sono possibili visite fuori dall’orario di apertura da lunedì a venerdì, ma solo su prenotazione. Per motivi di sicurezza si possono effettuare solo visite guidate e per accedere ad ulteriori informazioni occorre scrivere all’indirizzo info@museodeltoro.it oppure telefonare dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 18 al numero 333/98.59.488.

Massimo Bondì

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