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Toro | 22 ottobre 2019, 12:30

Cercasi Toro disperatamente

Una sola vittoria nelle ultime sei giornate, il peggior inizio dal 2014 in poi: la squadra granata si è avvitata su se stessa. Per ora la panchina di Mazzarri non sembra a rischio, ma i ripetuti no di Gattuso (a Samp e Genoa) potrebbero non essere casuali

Cercasi Toro disperatamente

I numeri non sono tutto nel calcio, ma spesso non mentono. Soprattutto quando si tratta di fare bilanci, per quarto parziali, confrontando il cammino attuale con quello della stagione precedente. Un Toro che nel 2018 aveva un solo punto dopo due giornate, con le due vittorie iniziali e la partenza sprint di quest’anno pareva in grado di migliorare agevolmente lo score della prima parte dello scorso campionato.

Ed invece, arrivati all’ottava giornata, si scopre che il Torino di oggi è in ritardo di due lunghezze rispetto a un anno fa: 10 punti contro 12. Solamente nel 2014 era partito in modo più lento. Ma, soprattutto, la squadra di Mazzarri ha già perso quattro volte, tanto quanto era successo nell’intero girone di andata della stagione passata. E che sconfitte: Lecce, Sampdoria, Parma e Udinese non sono certo formazioni di eccelso valore tecnico, sono tutte, chi più chi meno, destinate a sudare fino alla fine per mantenere la categoria. L’obiettivo del Toro è invece quello di conquistare l’Europa.

Se un incidente di percorso può essere accettato, quattro sconfitte contro avversarie di questo genere fanno sorgere dubbi sul reale valore della formazione granata. Sicuramente, sul piano della qualità, in rosa non sono più di quattro o cinque gli elementi di acclarato valore internazionale: Belotti, Sirigu, Ansaldi, Nkoulou, forse Baselli e Rincon. Difficile trovarne altri, anche se pensando alla valutazione di mercato di Verdi (25 milioni) e a quello che aveva fatto Iago Falque nelle prime due stagioni in granata la sensazione è che il numero dei giocatori granata di livello possa essere superiore. Comprendendo anche l’Armando Izzo del campionato scorso.

Ma proprio il rendimento dell’ex genoano, che oggi sembra il gemello scarso dell’implacabile marcatore che aveva fatto scomodare paragoni illustri con i Bruno e gli Annoni del Toro di Mondonico arrivato in finale di Uefa e vincitore della Coppa Italia, è la cartina di tornasole di un gruppo che non riesce più a ripetere il rendimento del girone di ritorno del campionato passato, quando aveva marciato a ritmo di Champions.

Ola Aina piuttosto che Bonifazi, Lukic così come Lyanco, sono forse giovani di interessanti prospettive ma non ancora certezze, tanto meno giocatori in grado di prendersi la squadra sulle spalle in un momento delicato come questo. Berenguer, Meite, Zaza, De Silvestri, Laxalt sono giocatori normali e nulla più. Il risultato è che questo Toro oggi fa fatica contro ogni avversario e dà la sensazione di essere un gruppo che non ha la stessa fame, rabbia, vogli di imporsi del recente passato. Perché le sconfitte maturate in questa stagione hanno avute tutte come comune denominatore una partenza soft, per non dire al rallentatore, contro avversari che invece sono scesi in campo da subito con la voglia di arrivare primi sul pallone, di non voler perdere i contrasti e le giocate fisiche.

La panchina di Mazzarri al momento sembra salda, ma da settimane non si è più parlato dell’annunciato (da Cairo a inizio settembre) prolungamento di contratto. Cagliari, Lazio, Juve e Brescia sono le prossime avversarie del Toro, da domenica al 9 novembre: se la squadra non inverte la rotta e torna a fare risultati, anche la posizione del tecnico toscano inizierebbe a farsi meno salda. E potrebbe allungarsi l’ombra di un altro allenatore. Per il momento Ringhio Gattuso appare più una suggestione giornalistica che una possibilità concreta, ma c’è da registrare come l’ex tecnico del Milan negli ultimi giorni abbia detto no prima alla Samp e poi al Genoa.

Segno che aspetta una proposta più allettante per ritornare in pista. Magari una squadra che punta all’Europa. E che ha bisogno di ritrovare quello spirito e quella grinta che a Gattuso non hanno mai fatto difetto già da calciatore.

Massimo De Marzi

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