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Ciclismo | 28 ottobre 2019, 07:00

Giro d’Italia Ciclocross, Cantoira si innamora della festa rosa

Accoglienza calorosa da parte del borgo torinese: per le strade è tutto rosa e tricolore per la tappa organizzata dal GS G. Brunero 1906 e dall’ASD Romano Scotti

Giro d’Italia Ciclocross, Cantoira si innamora della festa rosa

Memorabile. Probabilmente è un aggettivo abusato, forse, ma indimenticabile, straordinario, eccezionale, storico e via con tutti i sinonimi suggeriti dal dizionario non sarebbero in grado di descrivere, in una parola, ciò che Cantoira è stata per il Giro d’Italia Ciclocross.

Memorabile, ovvero degno di essere ricordata. Per carità, ogni tappa del GIC lo è, ma questa, la numero 62 della storia della rassegna rosa del ciclocross entra di diritto in tutti gli annali. Per la spettacolarità di un percorso unico, ricco di insidie tecniche pane per i denti di atleti e accompagnatori (c’è chi si è spinto a definirlo “il più bello di sempre”), ma forse anche e soprattutto per la straordinaria accoglienza dell’intera comunità cittadina di Cantoira, che ha sentito il Giro d’Italia Ciclocross come una parte di sé e lo ha onorato con tutte le sue forze.

La cittadina piemontese, che sotto l’egida della Federazione Ciclistica Italiana, l’organizzazione del GS G. Brunero 1906 e la regia e la collaborazione dell’ASD Romano Scotti, ha ospitato la tappa numero 3 della Corsa Rosa Invernale, ha messo in campo tutti i suoi valori più belli di fratellanza, affabilità, genuinità e tradizione, tutte qualità rese concrete dall’addobbo stradale (nastri rosa e coccarde tricolori ovunque) alla cura dei minimi dettagli, passando per una cospicua partecipazione di volontari, la festa e i canti con i costumi tipici e un sorriso così luminoso da mettere persino in ombra i già bellissimi ghiacciai che facevano da contorno al percorso.

Ecco, mai come questa volta il Giro d’Italia Ciclocross è stata una grande festa di paese, è entrato nel DNA degli abitanti ed è rimasti nei cuori dei corridori. Perché se a tutti questi presupposti si aggiunge il non trascurabile dettaglio di un percorso tecnico, innovativo e impegnativo si ottiene una bagnacauda che non ci si stancherebbe mai di mangiare. Ciclocross e borgo, un binomio scintillante, una lezione memorabile.

E la dimostrazione più lampante di tutto ciò è che in una sola giornata di gara sono cambiate ben 7 delle 13 maglie del Giro d’Italia Ciclocross. Ed era anche prova di apertura della Coppa Piemonte. Ecco il racconto di com’è andata.A volerla trovare nella storia, un’atmosfera così, bisognerebbe cercare negli annali. Quando il ciclismo era il primo sport del Paese, ai temi di Koblet, Coppi e Bartali. Per vedere oggi un paesino di montagna completamente innamorato del ciclismo basta andare a Cantoira, nelle valli di Lanzo ai piedi delle Alpi Graie, e immergersi nei colori e nelle emozioni del Giro d’Italia Ciclocross. La Corsa Rosa del fango ha scoperto Cantoira e i cantoiresi si sono innamorati della Corsa Rosa.

Ad onor del vero è stato un amore a prima vista: che il centro della provincia di Torino fosse impaziente di ospitare la terza tappa del Giro d’Italia Ciclocross era chiaro da un po’, ma ciò nonostante il colpo d’occhio in tutto il paese regala una suggestione sensoriale d’altri tempi.

È la magia del ciclismo, è il vortice coinvolgente del ciclocross, che ha tinto di rosa e tricolore ogni angolo di Cantoira: alla base c’è l’operato del GS G. Brunero 1906, supportato dall’ASD Romano Scotti, ma ad alimentare la fiamma della passione ha contribuito l’entusiasmo di ogni singolo cittadino e come ciliegina sulla torta l’apertura ufficiale della Coppa Piemonte di Ciclocross sotto l’egida della Federazione Ciclistica Italiana.

A descrivere l’atmosfera calzano a pennello le parole di Fausto Scotti durante la conferenza stampa odierna: "Quando ero piccolo mio papà Romano mi portava spesso in Piemonte perché qui c’erano i corridori forti – spiega il CT ricordando l’infanzia e suo papà - e si faceva palestra con i migliori, oggi siamo qui su uno dei percorsi e delle location più belle di sempre e per me è come essere a casa".

A casa, dunque. Come sentirsi diversamente con l’abbraccio così stretto di una famiglia grande quanto un intero paese, tra i primissimi a comprendere la spettacolarità di una gara di ciclocross ospitata direttamente in centro, tra le case, nei vicoli, tra un giardino e l’altro.

D.R.

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