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Toro | 23 novembre 2019, 12:00

Un Valentino Mazzola inedito nell’ultimo libro di Bramardo & Strippoli: “Morirò giovane”

Presentato giovedì sera al Museo del Grande Torino a Grugliasco, svela lettere e segreti del capitano degli Invincibili

Un Valentino Mazzola inedito nell’ultimo libro di Bramardo & Strippoli: “Morirò giovane”

C’è un Valentino Mazzola di cui tutti sanno tutto. Il capitano e trascinatore del Grande Torino, la squadra dei record, gli Invincibili battuti solo dal destino in quel tragico 4 maggio 1949.

Ma adesso c’è la possibilità di conoscere anche un Mazzola privato, sconosciuto alla gran parte degli appassionati (non solo granata), inedito fino a qualche mese fa anche per i due autori dell’ennesimo libro dedicato alla impareggiabile storia granata. Francesco Bramardo e Gino Strippoli, coppia già collaudata da precedenti e positive esperienze, torna in questi giorni in libreria con “Valentino Mazzola…morirò giovane…”, opera in cui viene svelato il lato più segreto e umano del capitano del Grande Torino, nel centenario della nascita.

Il tutto grazie alle lettere, agli scritti e alla confidenze della seconda moglie, Giuseppina Cutrone, che ne ha svelato aneddoti sconosciuti, particolari, inediti, di quello che per lei era semplicemente Tino. A partire dalle premonizioni che Mazzola aveva già prima di arrivare alla soglia dei 30 anni, quella sensazione, quella paura, di non invecchiare perché lo avrebbe atteso una morte prematura.

Il libro (edito da Priuli & Verlucca, 175 pagine, 14 euro il prezzo di copertina) è stato presentato al Museo del Grande Torino di Grugliasco, con Domenico Beccaria nei panni del gran cerimoniere e padrone di casa, il cantante Daniele De Bellis a scaldare la platea con le note della sua bella canzone dedicata a capitan Valentino, ma soprattutto con Tonino Asta quale ospite d’onore. Uno dei capitani più amati degli ultimi vent’anni di storia granata, successivamente allenatore delle formazioni giovanili, ha parlato dell’emozione che aveva provato quando era andato a leggere i nomi degli Invincibili di fronte alla lapide di Superga.

Ma è stata anche e soprattutto la serata in cui i due autori hanno svelato come è nato questo libro, raccontando particolari curiosi, leggendo alcuni brani tratti dall’opera, disegnando la figura di un uomo che ha vissuto una tragedia familiare, quando decise di separarsi dalla moglie, portando via con sé il piccolo Sandrino, andando a vivere assieme alla giovane Giuseppina, mentre Ferruccio (il secondogenito, così chiamato in onore del presidente Novo) rimase con la madre Emilia.

Una vicenda personale che costò moltissimo in termini di sofferenze e anche dal punto di vista economico per Mazzola, in un’Italia che allora non conosceva ancora il divorzio, ma che non condizionò mai il suo rendimento in campo. Anche se poi, da alcuni scritti privati, si viene a sapere che non erano “leggende metropolitane” quelle che volevano il numero 10 granata intenzionato a lasciare il Torino nell’estate del 1949, per poter andare all’Inter, che lo avrebbe pagato il doppio.

Non sapremo mai se quel desiderio si sarebbe realizzato o se il presidente Novo avrebbe trovato il modo di convincerlo a restare, aumentandogli magari lo stipendio, che pure era il doppio rispetto a quello degli altri, ma per volontà degli stessi compagni, che ne riconoscevano l’indiscutibile leadership. E quella sentenza di divorzio (per la quale era andato più volte all’estero e aveva speso 5 milioni di lire, una cifra stratosferica per quei tempi, in un’Italia povera e ancora alle prese con le macerie della guerra) sarebbe arrivata nel luglio del 1949, due mesi dopo la tragedia di Superga.

Mazzola temeva di morire giovane, fin da quando gli era giunta la notizia della prematura scomparsa del padre. In altri momenti, altri premonizioni, di cui aveva reso partecipe la seconda moglie Giuseppina, lo avevano accompagnato. Prima che arrivasse quel giorno di pioggia che portò via lui e gli altri compagni.

Trasformando la storia del Grande Torino in leggenda, capace di emozionare e di tramandarsi di generazione in generazione, anche a distanza di 70 anni.

Massimo De Marzi

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