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Calcio | 27 novembre 2019, 12:00

San Maurizio Calcio, scuola di valori e di vita

Giovanissimi in prima linea contro il razzismo e la violenza sulle donne: a questo dovrebbe servire lo sport

San Maurizio Calcio, scuola di valori e di vita

Lo sport riveste un ruolo fondamentale nel trasmettere autostima e il valore del sacrificio nei giovani, allontanandoli dai rischi della strada questo dovrebbe essere l’obiettivo principale delle Scuole Calcio del Settore Giovanile di ogni realtà.

Un alpinista potrebbe arrivare in cima alla montagna con un elicottero, ma non vivrebbe la soddisfazione e la sensazione adrenalinica procurata dal rischio e dalla fatica che si prova in una scalata. Un maratoneta allo stesso modo potrebbe percorrere i suoi quarantadue chilometri e rotti con un mezzo di trasporto.

Un calciatore potrebbe limitarsi semplicemente a giocare la partita invece di allenarsi più volte la settimana. Gli sforzi degli atleti veri, agli occhi di chi non pratica sport, possono sembrare banali e semplici passatempi giornalieri. Dietro all’applicazione e ai sacrifici necessari negli allenamenti, invece, c’è un aspetto educativo e formativo attraverso il quale molti hanno riscattato un passato non sempre felice.

Afferma il Vice Presidente Mariano Amico: “Il nostro obbiettivo come Società è quello di creare con questi ragazzi un clima positivo, dove l’errore è lecito, dove si insegna cosa vuol dire il sacrificio, dove il lavoro viene ripagato, dove ci sia il rispetto delle regole, dei compagni e degli avversari che non sono i “nemici”, dove si insegni calcio facendo appassionare i ragazzi ad uno degli sport più belli del mondo”.

Quali valori? Automiglioramento, rispetto dei compagni e degli avversari, rispetto delle regole, gioco leale, lavoro di squadra, tolleranza, inclusione. Continua Mariano Amico: “… abbiamo un grande compito quello di contribuire a formare uomini e donne del domani mettendo al centro la persona insegnando attraverso questo gioco universale principi che poi saranno trasferiti in azioni positive alla comunità, dal campo di calcio alla vita. Non solo il pallone, con la passione che suscita, è un traino per coinvolgere i ragazzi in altre attività e formazioni e così che il calcio diventa il mezzo e non il fine di un’attività educativa”.

Le immagini più ricorrenti sono i lanci di banane, di sassi contro i pullman, gli scontri tra tifosi, i cori razzisti come recentemente è successo a Verona. Questo non è ammissibile, non rende giustizia al gioco.
Di fronte alla violenza la massima rigidità è d’obbligo, ma non può bastare. Continua Amico: “Il problema è culturale, etico e non si può risolvere solo punendo. Occorre infondere la cultura, ma occorre anche insegnare e tramandare. Ci vorranno anni, è un processo lungo. I bambini imitano, basta andare allo stadio e ci si accorge di come ogni gesto dei genitori o di un adulto venga subito ripetuto, così come ogni gesto o azione della vita quotidiana".

Per queste ragioni la scorsa settimana le squadre del San Maurizio Calcio del 2007-2008-2009-2010 che hanno disputato le partite in casa sono scesi in campo per lanciare un messaggio chiaro, semplice, ma molto profondo “No al razzismo”. Hanno esibito i cartelli con la scritta rivolta verso la tribuna prima di iniziare la gara.

Il prossimo weekend tutti i bambini delle 8 squadre scenderanno in campo con un segno rosso sul viso per sensibilizzare e promuovere la giornata contro la violenza sulle donne, dissociandosi in maniera netta da qualsiasi forma di maltrattamento verso il genere femminile.

Un fenomeno che assume numeri sempre più allarmanti in Italia e nel mondo. Nei soli primi 10 mesi nel 2019 sono già 95 gli omicidi con vittime femminili, quasi uno ogni 3 giorni. Nel 2018 le donne uccise sono state 142 e spesso ciò avviene per mano di una persona cara, di fiducia o un ex partner.

R.G.

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