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Toro | 27 novembre 2019, 07:00

Torino FC: il capolinea delle illusioni è arrivato

Per essere l'anno della consacrazione, quello in cui tutti i migliori erano stati tenuti ed erano arrivate ben due “ciliegine sulla torta”, come Verdi e Laxalt, non pare essere iniziato sotto i migliori auspici

Torino FC: il capolinea delle illusioni è arrivato

Per essere l'anno della consacrazione, quello in cui tutti i migliori erano stati tenuti ed erano arrivate ben due “ciliegine sulla torta”, come Verdi e Laxalt, non pare essere iniziato sotto i migliori auspici.

Dopo le illusorie notti di mezza estate, in cui avevamo raccolto messi di goal contro squadrette da oratorio o poco più, il primo brusco risveglio contro il Wolverhampton, che in Premier League non sta facendo faville, ma che al momento di incontrare il Torino aveva speso cento milioni di euro per rafforzarsi, contro lo zero assoluto dei granata. Due secche e meritate sconfitte per un biglietto di solo ritorno alla dura realtà. Per attutire un po' la caduta rovinosa, gli arrivi appunto dei due succitati giocatori, che avrebbero dovuto dare l’impulso vincente per il campionato.

Due gare e due vittorie iniziali, facevano straparlare penne e microfoni fin troppo amici, al limite del servilismo, di Europa certa e di passo da Champions. Ci pensavano Lecce e Sampdoria, fino a quel momento a secco di punti di vittorie, a far cadere il velo ed a mostrare il Re in tutta la sua evidente nudità.

In tredici gare, sette pesantissime sconfitte, a collocarci crudelmente nella zona medio bassa della classifica. Qualsiasi società sarebbe corsa ai ripari, magari prima della illusoria trasferta a Brescia, sostituendo l'allenatore, in evidente apnea da risultati e non più seguito dallo spogliatoio. La gara con i lombardi avrebbe dato ossigeno e la pausa per la Nazionale il tempo di lavorare sulla squadra.

Macché. Duri e puri, a fianco di un mister in affanno. Si vince o si muor!

Bene, pare evidente che la tendenza, al momento, sia chiaramente indirizzata verso l’abisso e le parole usate per giustificare l'operato di Mazzarri hanno il suono illusorio dell’orchestrina che strimpella mentre il Titanic affonda.

Purtroppo è altrettanto evidente che sconfessare l'allenatore significa dover ammettere i propri errori, accettare il fatto che il mercato estivo è stato insufficiente, se non errato.

E questo non sia mai.

“Tutti i migliori sono stati tenuti e sono arrivati Verdi e Laxalt”, è il mantra che, pur cozzando contro una dura realtà che evidenzia ben altra situazione, viene ripetuto fino alla noia. Mantra che fa il paio con l'altro, quello secondo cui il nostro fatturato è questo è quindi che vuoi farci? Vuoi fallire?

Già.

Ma il fatturato dell’Atalanta? E quello del sorprendente Cagliari? Risulterebbero essere inferiori al nostro di gran lunga eppure gli isolani viaggiano incredibilmente spedìti verso la vetta e gli orobici gli stanno saldamente in scia, confermando quanto di buono già messo in campo la scorsa stagione, alla faccia dei fatturati.

Sbagliare è umano, perseverare è diabolico. Ammetterlo e correre ai ripari è impellente e doveroso. Lo spauracchio della B non è così irreale, pur essendo lontano, per ora. Scherzare col fuoco è sempre pericoloso, specialmente adesso che il capolinea delle illusioni è arrivato.

Domenico Beccaria

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