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Altri sport | 03 dicembre 2019, 12:00

Un mese esatto fa, a New York, Christian, Fabio, Gabriele e Matteo scrivevano una pagina importante della loro vita

Queste sono le storie di quattro ragazzi di Torino che il 3 novembre 2019 hanno deciso di superare i propri limiti correndo la maratona più affascinante del mondo, quella della Grande Mela.

Da sinistra a destra: Fabio, Matteo, Gabriele, Christian

Da sinistra a destra: Fabio, Matteo, Gabriele, Christian

“Una maratona si corre per 30 km con le gambe, per 10 km con la testa, per 2 km con il cuore e per 195 metri con le lacrime agli occhi.” Questa semplice frase descrive alla perfezione il mix di emozioni che chiunque decida di mettersi alla prova in una disciplina tanto affascinante quanto logorante, come la maratona, proverà dai primi metri fino agli ultimi e sono le sensazioni che hanno provato anche Christian, Fabio, Gabriele e Matteo, quattro ragazzi di Torino che un mese esatto fa hanno voluto dare una scarica di adrenalina alle loro vite percorrendo niente di meno che la corsa podistica di New York, la più affascinante del pianeta.

Ebbene sì, 54mila anime, con 54mila storie diverse da raccontare. Noi abbiamo scelto le loro quattro perché, seppur legate tra loro da un filo conduttore comune, sono risultate differenti e ricche di spunti riflessivi perché sono il racconto di quattro ragazzi come tanti altri, caratterizzati però da una costanza e una determinazione non da tutti.

E dove avremmo potuto intervistarli, se non presso il Centro Universitario Sportivo torinese, uno dei luoghi per eccellenza di Torino dove si vive lo sport a 360°?

LE STORIE

Christian ha 27 anni e nella vita è un mental coach in ambito sportivo. Ormai da diversi mesi lavora con atleti professionisti, ma si è reso conto che, pur avendo gli strumenti per rendere al meglio nella sua professione, gli mancava qualcosa dal punto di vista mentale. “Mi mancava - ci spiega - quella caratteristica che rende gli atleti professionisti dei talenti a tutti gli effetti, la resilienza, la capacità di reagire di fronte a situazioni complesse. Ho deciso, così, di sfidare me stesso in uno sport massacrante quale è la corsa. Non sono mai stato un amante di questa disciplina sportiva che, a dirla tutta, trovo anche sufficientemente noiosa. Io ho sempre giocato a calcio, ma nel febbraio scorso mi fu diagnosticato il patereccio profondo, una patologia che attacca i tendini degli alluci. Si trattava di una vera e propria infiammazione. In quel momento mi crollò il mondo addosso perché mi fu detto che non avrei più potuto toccare un pallone. Furono momenti difficili, ma il rischio di vedermi amputare le dita dei piedi mi fece riflettere molto. Due mesi dopo, verso aprile, mi fu detto che avrei potuto riprendere a praticare attività sportiva in generale, ma nello specifico non quella calcistica. A quel punto mi sono messo in testa di prepararmi al meglio per correre la maratona di New York. Di conseguenza ho deciso di compiere questa impresa per mettermi alla prova e per riversare nel mio ambito lavorativo la costanza, la determinazione e la forza di volontà che ho utilizzato per superare i momenti di difficoltà e i duri allenamenti di questi mesi.”

Una storia diversa da quella di Christian è quella di Fabio, un impiegato bancario di 35 anni con la passione (nel sangue) per la corsa podistica più antica del mondo. “A casa mia - ci racconta - la maratona è sempre stata la regola e non l’eccezione. Mio padre avrà corso circa una cinquantina di maratone, per di più in tempi strepitosi, sotto le tre ore. Devo ammettere che mi ha trasmesso questa passione per la corsa e da un po’ di tempo ormai avevo in testa il desiderio di partecipare a una. Scegliere in quale cimentarmi non è stato difficile. New York, come location, mi ha ingolosito e non poco. In questi mesi sono riuscito a ritagliarmi un po’ più di tempo per me stesso e soprattutto ho deciso di mettermi alla prova, per davvero. Mi sono detto che se avessi dovuto fare il botto, sarei dovuto andare dove avrebbe fatto più rumore, di conseguenza la scelta di New York è stata più che azzeccata. C’erano 54.000 iscritti, ognuno con una storia differente, proprio come noi. La felicità finale, poi, è valsa tutti i sacrifici fatti, senza ombra di dubbio.”

Gabriele, invece, è un caro amico di Christian, ma le motivazioni che l’hanno spinto ad andare oltre-oceano sono diverse, anche se non del tutto. Lui è il più giovane dei quattro. A 26 anni ha deciso di cimentarsi in questa sfida perché voleva stare bene con se stesso. “In parte - ci dice - la motivazione che mi ha spinto a partire per New York è simile a quella di Christian. Anche io ho intrapreso il suo stesso percorso lavorativo. Poco più di un anno fa, davanti a una birra, abbiamo deciso di metterci alla prova ed eccoci qui a raccontare l’esperienza più bella della nostra vita, almeno per me è così. A volte ripenso a dieci anni fa, quando pesavo 105 kg ed ero completamente un’altra persona. Questa sfida aveva un sapore di rivincita troppo grande per me, non potevo tirarmi indietro. E pensare che a me inizialmente la corsa non piaceva, ma devo dire che a differenza di Christian mi ha conquistato piano piano. La soddisfazione che si prova nel terminare un duro allenamento di corsa è indescrivibile. Provi delle sensazioni bellissime. Il corpo adesso risponde molto bene a qualsiasi tipo di stimolo. Nella valutazione complessiva dell’evento in sé, però, mi sento una voce fuori dal coro perché, per quanto sia rimasto estasiato dal clima di festa che abbiamo trovato lì, dal punto di vista prettamente legato alla gara non sono rimasto soddisfatto in toto perché avrei potuto fare meglio. Sono diventato molto esigente in questi mesi, di conseguenza l’esperienza è stata straordinaria, ma il risultato ottenuto sicuramente migliorabile. Questo è uno stimolo in più per affrontare con il giusto piglio la prossima maratona perché sicuramente non mi fermerò adesso.”

E poi arriviamo a Matteo, un trentunenne che con la sua storia regalerà a chiunque la leggerà una speranza di poter, un giorno, mettersi alla prova in un’esperienza così stimolante. Anche lui, come Fabio, è un impiegato bancario. “Un anno e mezzo fa - esordisce - pesavo 25 kg in più di adesso. Inizialmente, dunque, ho deciso di andare a correre per rimettermi in forma. A gennaio, però, con un gruppetto di amici è venuta fuori questa idea di andare a correre a New York. Il tutto è nato puramente per gioco. La corsa mi ha conquistato ogni giorno di più. Da semplice modalità per rimanere in forma, è diventata una motivazione e poi una sfida vera e propria. Mi sono messo, così, in gioco ed è stato semplicemente magnifico. Io non avevo grandi obiettivi di tempo. Mi sono goduto la corsa, l’atmosfera magica della Grande Mela. Posso dire con certezza che è stata una festa per tutti i 42 km. A tutti coloro che pensano di non potercela fare mi sento di dire che nulla è impossibile e la mia storia lo dimostra. Ho iniziato a correre senza un chiaro obiettivo, se non quello di perdere peso, come la stragrande maggioranza delle persone, e poi mi sono ritrovato negli States, a New York, per correre la maratona più emozionante del globo.”

LE DEDICHE

Anche in questo caso ognuno ha la sua personale, pur essendoci quasi per tutti l’idea comune di dedicarla a se stessi.

“Questo primo traguardo - dichiara Christian - lo dedico a me stesso, ma sono infinitamente grato anche alla mia famiglia perché mi ha spinto a superare i miei limiti e poi non posso non ringraziare tutto il gruppo di lavoro di Ekis, la mia seconda famiglia che da quando mi ha accolto non mi ha mai fatto mancare nulla.”

Dello stesso avviso è anche Fabio: “Senza ombra di dubbio anche io questa maratona la dedico a me stesso. Il supporto di tutte le persone a me care è stato sicuramente fondamentale, ma la prima è tutta per me perché la strada, alla fine dei conti, l’ho percorsa tutta io, con le mie gambe. Le prossime, perché sicuramente ce ne saranno delle altre, avrò modo di dedicarle a tutti coloro che mi hanno supportato in questi lunghi mesi di preparazione, caratterizzati spesso e volentieri da rinunce e sacrifici, ma non si può dire che il gioco non sia valso la candela.”

Più curiosa e originale, invece, la dedica di Gabriele che ci motiva la sua scelta: “Io ho voluto dedicare ogni chilometro a una persona diversa, ma che per me si è rivelata fondamentale in questo percorso di preparazione. L’ultimo, ovviamente, l’ho dedicato a me stesso perché sono io che ho tagliato il traguardo e che ho trasformato un semplice sogno, almeno fino a qualche mese fa, in realtà. Che sia la prima di una lunga serie.”

Matteo, invece, si è dimostrato il più romantico del gruppo: “Io mi sono preparato da single a questa maratona, di conseguenza dovrei dedicarla a me stesso, ma negli ultimi mesi di avvicinamento alla corsa mi sono fidanzato e questo traguardo che ho raggiunto non posso fare altro che dedicarlo alla mia ragazza, perché mi ha dato la forza per arrivare fino in fondo.”

Adesso Christian, Fabio, Gabriele e Matteo sono più consapevoli dei loro mezzi, ma siamo sicuri che le loro storie potranno far aprire gli occhi a tante persone perché molto spesso la linea immaginaria che divide i sogni dalla realtà è molto sottile, quasi impercettibile.

Andrea Colella

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