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Toro | 24 gennaio 2020, 09:00

Crisi di consensi per Cairo, popolarità ai minimi termini tra i tifosi granata

Le piccate risposte via social ad alcuni sostenitori, la vicenda relativa alla curva Primavera, i risultati non brillanti e un mercato di gennaio al palo: il presidente fa i conti con un momento difficile e le contestazioni. E aumenta la distanza anche con la Fondazione Filadelfia

Crisi di consensi per Cairo, popolarità ai minimi termini tra i tifosi granata

I risultati non brillanti, prima di tutto. Perché lo scorso aprile, quando qualcuno favoleggiava addirittura la Champions e l’Olimpico era sempre pieno, nessuno contestava. Né lui e neppure Mazzarri.

Ma un girone di andata più ricco di ombre che di luci, la questione della Primavera, con i Daspo che hanno colpito molti dei frequentatori della curva, la vicenda del centro sportivo del Robaldo ancora ferma al palo, come quella per il secondo e il terzo lotto del Filadelfia (che hanno creato di nuovo una distanza con la Fondazione) hanno fatto sollevare molte critiche nei confronti di Urbano Cairo. La sua popolarità presso molta parte dei tifosi granata è in caduta libera, mentre si rincorrono le voci di un suo possibile ingresso nell’agone politico.

Il diretto interessato non ha mai ammesso e neppure negato, confermando che da diverse parti gli sono arrivate sollecitazioni di una sua discesa in campo. Adesso, però, si stanno manifestando da mesi anche contestazioni cui non era più abituato da anni. Contestazioni che hanno visto l’esposizione di striscioni in alcuni punti di Torino, ma anche in realtà della provincia, ultimo caso quello di qualche giorno fa al campo sportivo Valentino Mazzola di Trofarello: “Cairo vattene”, l’inequivocabile richiesta.

Persino la curva Maratona ha preso ad inneggiare contro di lui, come da tempo capita in Primavera, senza contare quello che si legge sui forum e i siti granata, anche se il bersaglio principale continua a restare l’allenatore Mazzarri per il suo calcio poco spettacolare e quelle dichiarazioni mai troppo a tinte granata, compresa quel riferimento fatto allo juventino Chiellini prima di un derby che a molti non è andato proprio giù.

Di recente Cairo ha deciso di non glissare, ma di rispondere e anche in modo piccato ai contestatori, compresi quelli che lo hanno contattato via social, chiedendogli di cedere la società. “Vi pentireste, perché prima di me il Toro aveva giocato 7 anni su dieci in serie B. Ci siamo già dimenticati il settimo posto della scorsa stagione?”. E a chi gli imputava di aver tradito i sogni di un popolo che nell’estate del 2005 lo aveva accolto come un messia, ha replicato: “Ho ancora tempo per rimediare”. Di sicuro, i tre giorni che attendono il To tra sabato e martedì prossimo, con le delicatissime sfide contro l’Atalanta in campionato e il quarto di finale contro il Milan a San Siro possono dare una svolta, in un senso o in un altro (molto negativo) alla stagione granata. Mentre il mercato di gennaio ha prodotto zero novità.

E se la Fondazione Filadelfia non ha gradito le sue allusioni al fatto che non abbia speso il milione e mezzo di euro che ha in cassa, replicando che serve ben altro e certezze economiche per accendere un mutuo che porti all’avvio dei lavori per il secondo e il terzo lotto dell’impianto (servono circa 7 milioni, secondo il presidente del Museo del Grande Torino Mecu Beccaria), molti tifosi, soprattutto tra coloro che hanno un’età non più verdissima e ricordano il Toro di Pianelli degli anni Settanta, cresce il malcontento e la disaffezione. Che gli spalti spesso vuoti dell’Olimpico certificano in modo evidente.

C’è ancora modo per rimediare, per Cairo e per il Toro, ma il tempo stringe. Nessuno vuole pensare a una squadra nel limbo già a febbraio, senza più alcun obiettivo da raggiungere, nella stagione iniziata a luglio tra squilli di tromba con i preliminari di Europa League.

Massimo De Marzi

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