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Toro | 30 gennaio 2020, 12:00

Il vero volto del Toro

In tre giorni dalla storica figuraccia contro l’Atalanta alla quasi impresa di San Siro. Mazzarri resta (per ora), ma adesso serve la svolta nelle prossime gare per tenere in vita l’obiettivo Europa

Il vero volto del Toro

Dottor Jekyll o Mister Hyde? La squadra molle e tremebonda, sepolta di gol dall’Atalanta nella più pesante sconfitta degli ultimi 70 anni, oppure quella che ha sfiorato il colpaccio a San Siro, uscendo dalla Coppa Italia solo nei tempi supplementari? Il Toro a distanza di tre giorni ha offerto un volto totalmente diverso e adesso ci si domanda dove stia la verità.

Forse nel mezzo, verrebbe da dire. Quello di sabato scorso più che un Toro è sembrato una mucca, troppo brutto, arrendevole e inconsistente per essere quello vero, ma siccome in questa stagione sono state tante, troppe le partite sbagliate dai granata, diventa difficile anche pensare che il reale valore sia quello messo in mostra a Milano. Una sfida nella quale, dopo la sofferenza dei primi venticinque minuti, la formazione di Mazzarri ha tenuto benissimo il campo, è uscita alla distanza, giocando un gran secondo tempo, che l’aveva portata ad essere virtualmente qualificata al 90’.

Siccome le gare finiscono quando l’arbitro fischia (come avrebbe detto Boskov), il 2-2 incassato nel recupero ha aperto le porte ai supplementari nei quali il Toro poteva vincere o perdere. Alla fine ha perso e l’aver incassato quattro reti (anche se tre di queste oltre i novanta minuti regolamentari), che si vanno ad aggiungere alle sette prese contro l’Atalanta, fanno un totale enorme per poter coltivare sogni di gloria. Ma almeno si sono visti voglia di lottare, carattere e la capacità di reagire alle difficoltà come non era successo tre giorni prima.

Questo è bastato a Cairo per confermare Mazzarri, la cui panchina traballava pericolosamente alla vigilia, ma è chiaro che è una conferma a tempo quella del tecnico toscano: le prossime due partite, a Lecce e in casa contro la Sampdoria, quelle che all’andata avevano aperto le prime crepe della crisi, dopo le vittorie iniziali contro Sassuolo e Atalanta, dovranno portare in dote punti pesanti per parlare davvero di svolta.

Con una classifica molto corta, alle spalle delle prime cinque, ci sarebbe ancora tempo per rientrare nella lotta per l’Europa, ma occorre un cambio di marcia immediato. Soprattutto serve una continuità di prestazioni e risultati come mai è successo in questa travagliata stagione. Altrimenti già con mesi di anticipo sulla fine del campionato si potranno riporre nel cassetto tutti i sogni e prepararsi ad un finale di stagione anonimo, chissà se con Mazzarri ancora in panchina o al suo posto un traghettatore (Longo?) per provare a salvare il salvabile.

Di sicuro, a Lecce sarà ancora un Toro in emergenza, visto che gli infortunati Baselli, Ansaldi e Zaza quasi certamente non saranno arruolabili, resta incerto il recupero di Bremer, l’eroe (a metà) della gara di Milano, uscito anzitempo per un problema al polpaccio, mentre ci sarà da re i conti con le squalifiche di Lukic e Izzo,  oltre alle cessioni di questi ultimi giorni (Bonifazi e Iago Falque su tutti) che hanno ulteriormente ridotto la rosa. L’augurio dei tifosi granata è che le ultime ore del mercato di gennaio portino anche qualche novità in entrata, perché la conferma del giovane Millico, che sembrava destinato al prestito al Chievo, non può certo definirsi un nuovo acquisto.

Ed è per questo che già adesso si vocifera di una nuova pesante contestazione, stavolta solo all’indirizzo di Cairo e della società, in occasione della sfida dell’8 febbraio contro la Sampdoria.

Massimo De Marzi

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