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Calcio | 27 aprile 2020, 09:00

Il protocollo di sicurezza presentato al Governo dalla FIGC non convince neppure i medici della Serie A

Lettera critica dei sanitari di Atalanta, Bologna, Cagliari, Brescia, Fiorentina, Inter, Lecce, Milan, Napoli, Parma, Roma, Sampdoria, Sassuolo, Spal, Torino, Udinese e Verona

Il protocollo di sicurezza presentato al Governo dalla FIGC non convince neppure i medici della Serie A

Il protocollo di sicurezza presentato al Governo dalla FIGC che dovrebbe permettere la ripresa del campionato di Serie A, non convince.

Non comunque i medici sportivi di 17 club su 20 della serie A che hanno mandato una lettera di venti pagine alla commissione tecnico-scientifica della Figc - di cui fa parte anche quel Walter Ricciardi che nei giorni scorsi aveva sottolineato come una nuova accelerazione autunnale del virus fosse da ritenersi “più che un’ipotesi, una certezza e se si sbagliano riaperture, la rischiamo addirittura prima dell’estate” - contenenti richieste di chiarimenti e contestazioni al protocollo da parte dei 17 club, ma anche la loro preoccupazione per le eventuali conseguenze legali se durante gli allenamenti avesse ad emergere un giocatore positivo.

Nel caso in cui un membro del gruppo squadra risultasse positivo – sottolineano i 17 - non è chiaro se le attività di squadra possono riprendere regolarmente per gli atleti che risultassero negativi agli accertamenti previsti

Le società rappresentate sono Atalanta, Bologna, Cagliari, Brescia, Fiorentina, Inter, Lecce, Milan, Napoli, Parma, Roma, Sampdoria, Sassuolo, Spal, Torino, Udinese e Verona.

Nel mirino delle perplessità c’è soprattutto l’alta criticità della situazione soprattutto nel Nord-Italia: Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Liguria e Veneto.

Altre problematiche sono legate a corda doppia alla ripresa degli allenamenti dopo uno stop così lungo, difficoltà nel rispettare il distanziamento, alle difficoltà con la sanificazione dei locali del ritiro, compresi i ristoranti, a quella che viene definita la “criticità tamponi”, stante le innegabili difficoltà logistiche a richiederli ad un qualsiasi laboratorio.

Il protocollo così com’è non funziona, in buona sostanza, non solo non convince, non solo è difficilmente applicabile ma non può funzionare per via delle tante lacune.

O la FIGC modifica per garantire maggiore sicurezza, sembrano dire i 17 medici, o di tornare in campo non se ne parla proprio, nemmeno per allenarsi.

E – dal momento che in una partita a porte chiuse entrano almeno 300 persone fra tecnici ed operatori TV, stewards, inservienti, giardinieri, Vigili del fuoco - come si pensa di comportarsi con loro e con quanti andranno in ritiro con le squadre?

Walter Alberto

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