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Toro | 04 maggio 2020, 09:00

Mario Giordano: “Non ci può essere 4 maggio senza Superga. Nessun affetto è più stabile di quello per il Grande Torino”

Il conduttore di “Fuori dal coro” e un anniversario speciale. “Assurdo che neppure Belotti possa salire al Colle. Lo spirito di quella leggendaria squadra animò la rinascita del dopoguerra, il suo insegnamento vale anche oggi per uscire da questa crisi”

Mario Giordano: “Non ci può essere 4 maggio senza Superga. Nessun affetto è più stabile di quello per il Grande Torino”

La sua è una voce fuori dal coro, come il titolo della sua fortunata trasmissione su Rete4. Mario Giordano, penna graffiante e noto volto della tv, è anche e soprattutto un orgoglioso tifoso granata. Che vive, come tutti gli appassionati, un 4 maggio inedito.

Mai era successo, in 70 anni, che la squadra non potesse salire a Superga. Che 4 maggio sarà?

“Non ci può essere 4 maggio senza Superga. E' assurdo che neppure Belotti possa salire al colle e leggere i nomi, di fronte alla lapide. La paura del virus è stata più forte del Grande Torino”.

Certo, pensando al bagno di folla del 2019, con migliaia di persone arrivate fino alla Basilica, sarà dura dover rinunciare.

“Proprio da oggi, dal 4 maggio, l’ultimo decreto del Presidente del Consiglio consente il ricongiungimento per gli affetti stabili. Ma quale affetto più stabile esiste più di quello dei tifosi granata per il Grande Torino… Quindi,  nessun decreto di questa terra può negare di legarci al nostro più grande amore. E se oggi non si potrà salire a Superga, ci andremo appena sarà possibile”.

Essere del Toro, nel calcio di oggi, che valore ha?

“Come diceva Mondonico, la passione del Toro è unica. Perché significa essere dalla parte degli indiani contro i cow boys, essere dall’altra parte invece che per la squadra degli Agnelli. Essere contro, sognando il ribaltamento dei valori. Lo spirito del Toro è quello di cui ha bisogno anche il nostro Paese”.

Cosa intende?

“Il Toro è rinascita, ripartenza, sofferenza. Il Grande Torino aiutò, con quei ragazzi straordinari, l’Italia a mettere alle spalle le difficoltà di una guerra che aveva distrutto tutto. Era un simbolo positivo, a cui tutti guardavano con simpatia, anche chi non tifava per quella squadra. Lo spirito degli Invincibili, l’insegnamento di quella squadra vale anche oggi che stiamo vivendo la crisi più grave dal dopoguerra”.

Il campionato deve ripartire?

“La ripresa del calcio non è nell’ordine delle cose, almeno in questo momento. Perché una ripresa sarebbe basata solo su interessi economici, non sulla passione. E poi pensare a migliaia di tamponi per i giocatori… Quelli servono per altre cose e per altre persone. Di calcio torniamo a parlare da settembre”.

E che Toro si immagina Mario Giordano, guardando al futuro e non più al passato?

“Questa è stata una stagione grama, fino a che si è giocato. Per la prossima stagione vorrei prima di tutto un Torino fatto di uomini veri. Lo sono sicuramente Sirigu e Belotti, anche Longo come allenatore mi dà grande fiducia, essendo uno del Toro. Attorno a queste persone si deve costruire una squadra fatta prima di tutto di persone vere. Quelle che troppe volte sono mancate quest’anno”.

Cosa ricorda dell’ultima volta in cui è andato a Superga?

“L’ho fatto l’anno scorso la settimana dopo la ricorrenza, nella domenica della partita contro il Sassuolo, vinta con quella rovesciata incredibile di Belotti. A proposito del Gallo, lui è un grandissimo giocatore, ma al Toro che ho in mente io servirebbe un capitano alla Ferrini o comunque un leader, un giocatore con quelle caratteristiche. Se ci fosse stato in campo Giorgio, figuracce come quelle contro l’Atalanta o il Lecce non le avremmo subite”.

Ultima cosa. Il suo ricordo più bello legato al 4 maggio?

“Facile. Quello del 1976, l’anno magico. Speriamo di non dover ricordare quello scudetto all’infinito, tramandandolo dai figli ai nipoti…”.

R.G.

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