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Juve | 20 giugno 2020, 16:19

L'appello disperato di Virgilio Maroso: "Venti lavoratori aspettano la cassa integrazione da marzo. Vivo la loro angoscia, tutto è fermo all'Inps"

Virgilio Maroso chiede aiuto alle istituzioni per una ventina di dipendenti che si occupano di pulizia e sanificazione a Malpensa e all'Allianz Stadium e si sono visti azzerare il lavoro dal Covid

L'appello disperato di Virgilio Maroso: "Venti lavoratori aspettano la cassa integrazione da marzo. Vivo la loro angoscia, tutto è fermo all'Inps"

Ventuno persone impossibilitate a lavorare perché il settore del catering in cui operano a Malpensa e all'Allianz Stadium della Juve è stato cancellato dal virus, non hanno ancora ricevuto un euro della cassa integrazione che è stata approvata dalla Regione ("Importo finanziato" recita il sito) ma deve ancora essere protocollata dall'Inps.

L'accorato appello alle istituzioni per una situazione insostenibile e di palese ingiustizia arriva da una persona conosciutissima a Varese (ma anche nel torinese) come Virgilio Maroso, figlio del leggendario Peo. «Mi faccio avanti io - ci dice Virgilio, raccontando una situazione che potrebbe avere conseguenze drammatiche - per conto di venti persone che lavorano insieme a me e che non hanno più uno stipendio ma soprattutto non hanno visto un euro della cassa integrazione richiesta e dovuta».

«L'azienda per cui lavoro come responsabile, la Tama srl - racconta Virgilio - ha in gestione i servizi di sanificazione cucine (dal lavaggio delle stoviglie alla pulizia) presso l'aeroporto di Malpensa, in particolare quelli che riguardano i voli a lungo raggio, e dell'Allianz Stadium durante le partite della Juventus, non in forma diretta per il club bianconero ma attraverso una società esterna: per colpa del virus, l'attività in entrambi i settori è stata azzerata».

Perché i lavoratori, che risiedono tra il Varesotto e il Torinese, possano continuare a sopravvivere prima di tornare al lavoro quando voli e partite saranno di nuovo regolari, è vitale l'erogazione della cassa integrazione che però, dopo mesi, è ancora un miraggio. Spiega Virgilio: «Abbiamo aperto la pratica sulla piattaforma di Regione Lombardia e, dopo problemi vari e lungaggini, l'8 aprile l'"importo è stato finanziato. Tutto è in regola anche per il sindacato a cui ci affidiamo che si sta dando molto da fare, e cioè Flai di Gallarate. Ricevuto l'ok dalla Regione, avremmo dovuto aspettare il numero di protocollo Inps per ricevere i pagamenti. Siamo al 20 giugno e non abbiamo visto un euro». 

Da qui l'appello di Virgilio, che parla a cuore aperto: «Mi rivolgo a tutte le istituzioni a nome di questi lavoratori e delle loro famiglie di cui sento il peso dell'angoscia e della disperazione. L'azienda è seria ma non è grandissima, non può anticipare la cassa ma qui ci sono persone che devono pagare mutui, bollette, affitti e occuparsi dei figli piccoli. Persone che svolgono con orgoglio, competenza e passione un lavoro duro - pensate a lavare 10mila stoviglie dopo ogni partita allo Stadium o sanificare gigantesche cucine - ma di cui sono innamorati, non lesinando sacrifici ad orari che non sono quelli di un lavoro normale. Mi faccio portavoce della loro disperazione e, visto che con l'Inps si riesce a parlare soltanto tramite Pec, spero almeno in una risposta a questa mio grido di dolore».

Virgilio mostra un'umiltà e un senso della realtà commoventi: «So che non siamo i soli in questa situazione, ma al danno si aggiunge la beffa dell'illusione perché se il presidente dell'Inps dichiara che entro il 12 giugno tutti coloro che hanno diritto alla cassa, la riceveranno, le persone normali pensano che accada davvero. Quando non succede nulla, come dovrebbero sentirsi? Chi dà la sua parola dall'alto, si mette nei panni di questa gente e delle loro famiglie? Capiamo che non c'è la volontà di tenere chiuso un aeroporto o uno stadio, ma perché non mantenere ciò che viene promesso ed è dovuto?».

La disperazione, l'esasperazione, la delusione, la rassegnazione e il disorientamento aumentano anche perché, in questa situazione avvitata su sé stessa, ai lavoratori in questione non sono arrivati neppure i buoni pasto dei comuni, poiché risultano in cassa integrazione e, pur non avendola mai ricevuta, hanno davanti famiglie bisognose che hanno la priorità perché non possono affidarsi neppure a quella.

Andrea Confalonieri

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